Incendio al parco, si indaga su altri roghi: l’ombra dei piromani seriali

Se le accuse fossero confermate, allora si aggraverebbe la posizione dei giovani, accusati di un comportamento reiterato nel tempo e ricercato per il gusto di un gioco pericoloso

Il rogo a Posatora

Altro che accendi e spegni con l’accendino nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Avrebbero appiccato altri roghi i presunti responsabili dell’incendio che mercoledì sera ha devastato quasi 2 ettari di terreno al parco di Posatora. Ne sono convinti gli investigatori della Squadra Mobile di Ancona che, coordinata dal capo Carlo Pinto (in basso a sinistra), oggi pomeriggio hanno interrogato 2 dei 4 minorenni accusati, a questo punto, non solo di aver innescato il rogo al parco Belvedere ma di essere gli autori di almeno altri due principi di incendio. Quali? Quelli avvenuti il Carlo Pinto-4giorno prima dietro gli spogliatoi del campo da calcio dell’area “ex Saveriani” (GUARDA LE FOTO). Dunque l’inchiesta si allarga e si aggrava la posizione dei ragazzi, tutti di Posatora e di età compresa tra i 16 e 17 anni. Per due motivi. Primo perché non si tratterebbe più di un fatto isolato ma di un comportamento reiterato. Secondo perché, a questo punto, la negligenza lascerebbe spazio all’ipotesi che il gruppo di amici si divertisse a dare deliberatamente fuoco ad arbusti in cerca di facile adrenalina utile a riempire le vuote giornate di un’estate torrida. Un gioco pericoloso per il brivido del proibito, per vedere quelle fiamme avanzare salvo poi spegnerle in un secondo momento. E ci sono riusciti dopo aver incendiato il tronco di un albero dietro le casette degli ex Saveriani, dove sono ancora evidenti i perimetri bruciati vicino ai quali ci sono accendini e bottigliette di plastica squagliate. Non è invece andata come previsto la sera in cui fiamme alte anche 20 metri hanno divorato quasi tutta la parte bassa del parco Belvedere Eraclio Fiorani, a pochi metri dalla zona residenziale della Palombella, dove alcuni residenti hanno temuto per la propria incolumità.

Accuse comunque rigettate dei legali degli indagati. L’avvocato Mirco Piersanti ha preferito non parlare. Ha invece chiarito la posizione del suo assistito l’avvocato Angelo Borrelli (a destra). «AAngelo Borrelli-2l momento dei fatti il ragazzo era distante almeno 15 metri dal resto del gruppo e parlava con un altro amico, dunque non ha né commesso né contribuito a commettere l'incendio e si è reso conto del danno solo quando ha visto la fiammata. Per quanto riguarda gli altri casi di incendio non poteva essere presente perché il ragazzo risiede fuori regione da tempo e dimostreremo come fosse tornato ad Ancona solo la sera precedente all’incendio». Gli altri due minori saranno ascoltati in Questura già domani. 

IL SECONDO FILONE DI INDAGINE. Così proseguono le indagini serrate dalla Squadra Mobile dorica che, se da una parte fa luce su angoli oscuri del caso dei 4 presunti baby piromani di Posatora, contemporaneamente ha aperto un’altro filone investigativo: quella di altri 6 baby vandali denunciati per casi di atti vandalici, tra cui l’incendio a Portonovo, il vandalismo nell’area Mutilatini e altri casi di devastazione in zona Passetto. Proprio nel cuore del quartiere, quello Adriatico, in cui risiedono. Infatti i 6 denunciati sono tutti anconetani, di età compresa tra 13 e 16 anni, figli dell’Ancona bene e provenienti da famiglie di professionisti anche in vista all’interno del capoluogo. 

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CHE COSA RISCHIANO. Al momento i baby piromani di Posatora sono ancora formalmente accusati di incendio colposo, ma non è escluso che, alla luce dei nuovi elementi investigativi, la Procura per i Minori delle Marche possa cambiare il capo di imputazione in incendio doloso. Fatto sta che i minori, in teoria potrebbero procedere in 3 modi: irrilevanza del fatto, perdono giudiziale o messa alla prova. Nel primo caso il viene dichiarata l’irrilevanza del fatto e le accuse cadono, nel secondo caso il giudice, non stante il fatto non sia irrilevante, perdona l’imputato e l’imputazione cade automaticamente al compimento del 21° anno di età. Ma in questo caso sarà più probabile la via della messa alla prova, per cui gli eventuali responsabili faranno un percorso rieducativo nella comunità per dimostrare la propria integrità ed estinguere il reato. 

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