Delitto Sartini, assolto il 23enne imputato: «Sapevo che sarebbe stata fatta giustizia»

L'assoluzione per non aver commesso il fatto mette la parola fine ad una vicenda personale comprensibilmente difficile per il ragazzo - ha detto l'avvocato Marina Magistrelli

Da destra Marina Magistrelli e Simeone Sardella

«Sono contento e soddisfatto. Ho sempre creduto che sarei stato assolto». Sono queste le prime parole del 23enne romeno assolto dall’accusa di aver ucciso Giancarlo Sartini, il pensionato 53enne massacrato in casa sua a colpi di spranga nella notte tra il 26 e il 27 dicembre scorso. «L’assoluzione per non aver commesso il fatto mette la parola fine ad una vicenda personale comprensibilmente difficile per il ragazzo - ha detto l’avvocato Marina Magistrelli - É stato un processo indiziario. Le indagini sono partite con le intercettazioni telefoniche perché il giovane, parlando con la madre, si autoaccusava dell'omicidio di Sartini che abitava nello stesso condominio. Poi mano a mano l'indagine ha provato che quelle parole erano state solo uno scherzo spaventoso per far preoccupare la madre. Si é ricostruito minuto per minuto cosa il mio assistito ha fatto quella notte tra il 26 e il 27 dicembre, dove é stato e con chi é stato. I medici legali e i consulenti hanno stabilito l'ora probabile della morte e quindi hanno agevolato il lavoro di ricostruzione dei fatti. Siamo molto soddisfatti dell'assoluzione, effettivamente crediamo che sia una sentenza giusta».

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Sicuramente meno soddisfatto il pm Paolo Gubinelli, che nell’udienza del 2 marzo scorso, aveva chiesto la condanna a 16 anni per il giovane imputato. Infatti la pubblica accusa ha sempre creduto che il giovane fosse non solo presente nella casa al momento del delitto, probabilmente per un furto, ma che fosse anche l’esecutore materiale del delitto. Ma evidentemente hanno pesato troppo alcuni coni d’ombra nella ricostruzione del quadro accusatorio. In primis l’alibi di ferro del giovane dopo che i Carabinieri avevano ascoltato una prostituta che avrebbe confermato di aver passato la notte con il giovane nello stesso orario in cui il perito Cristian D’Ovidio (incaricato dal Gip) faceva risalire l’orario della morte del chiaravallese. Poi ci sono le impronte di sangue ritrovate in tutta la casa dagli investigatori. Impronte di un piede scalzo, forse con un calzino. Un piede piccolo che non può essere quello dell’indagato. Di chi sono quelle orme presenti in tutte le stanze della casa del delitto? Poi c’è la bottiglia di varichina ritrovata a casa dell’indagato, sul cui tappo ci sono tracce proprio della vittima. Per l’accusa, il romeno avrebbe tentato di lavare via le macchie di sangue di Sartini dopo il delitto. Ma i Ris hanno riscontrato come quello non fosse sangue. Di cosa si trattava dunque? Forse una traccia epiteliare. Fatto sta che per la difesa, manca una prova regina che, invece, per l’accusa sono le intercettazioni. Parole pesanti quelle con cui N. C. indica alla madre di “fare fuori quello lì perché ormai sa troppo”. Parole che non bastano, da sole, a provare oltre ogni legittimo dubbio che il 23enne avesse ucciso Giancarlo Sartini. 

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