Indesit: proteste non stop, operai davanti al cancello tutta la notte

La protesta continua a oltranza, in vista dell'incontro del 3 luglio al ministero dello Sviluppo economico, nel quale i sindacati chiederanno di nuovo all'ad di Indesit Marco Milani di ritirare il piano da 1.425 esuberi

Indesit (foto archivio)

Hanno trascorso la notte con turni davanti ai cancelli delle fabbriche di Melano e Albacina, sfidando la pioggia e il freddo, gli operai della Indesit Company messi ieri in libertà dall'azienda dopo gli scioperi articolati dei giorni precedenti. La protesta continua a oltranza, in vista dell'incontro del 3 luglio al ministero dello Sviluppo economico, nel quale i sindacati chiederanno di nuovo all'ad di Indesit Marco Milani di ritirare il piano da 1.425 esuberi.
Il 12 luglio poi, grande manifestazione nazionale a Fabriano con i lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani del gruppo e i sindacati di categoria. Lunedì Fim, Fiom e Uilm incontreranno i rappresentanti di Cna, Cgia e Confcommercio per concordare un'azione comune in difesa di un territorio che, ricorda Andrea Cocco della Fim, "rischia la desertificazione produttiva anche delle aziende dell'indotto, e un impoverimento progressivo".

Il trasferimento di parte delle produzioni di Indesit in Polonia e Turchia "lascia zero prospettive di sviluppo in Italia" continua. E dopo l'annuncio della messa in libertà c'é tensione e sconcerto fra gli operai. Anche perché, ricorda Cocco, "questa è un'azienda in cui negli anni si sono fatti accordi sindacali soddisfacenti sia per i lavoratori sia per il bene dell'impresa: ognuno cedeva qualcosa in vista di un obiettivo futuro. Se invece oggi la linea è 'prendere o lasciare' anche noi faremo le nostre valutazioni".

ANGELETTI. Non è accettabile che Indesit lasci l'Italia. Non siamo in presenza di una crisi o di un'esigenza di ristrutturare, ma della scelta di trasferire gradualmente la produzione in altri Paesi. Il Paese non lo può accettare". Così il segretario nazionale della Uil Luigi Angeletti, oggi a Fabriano per un convegno. "Non possiamo accettare che si cancelli una parte consistente della nostra industria manifatturiera, quella che ci ha fatto crescere, l'unica cosa in cui siamo ancora abbastanza forti".

Non è certo l'amministrazione pubblica che abbiamo che può essere competitiva con quella degli altri Paesi, tantomeno la finanza o il turismo" ha continuato Angeletti "E' l'industria manifatturiera che fa la differenza, dunque non è accettabile che un pezzo dell'industria che ha fatto crescita ed occupazione, come quella degli elettrodomestici, sparisca dall'Italia, perché questo - ha rimarcato - è il succo della questione. Indesit non ha spiegato sul serio le ragioni per le quali non può e non vuole continuare a produrre in Italia. Le istituzioni, il Governo, la Regione devono chiedere all'azienda quali sono le cose da fare per far sì che Indesit rimanga a produrre in Italia. Non ci dovete dire perché ve ne volete andare, ma ci dovete dire che dobbiamo fare per farvi restare".

All'incontro era presente anche il governatore delle Marche Gian Mario Spacca, che segue costantemente la vicenda Indesit.

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