Economia

La Indesit a sorpresa mette in libertà gli operai, Tizzoni: "Ci aspettiamo di tutto"

L'attività lavorativa riprenderà normalmente il 2 luglio. Subito dopo l'annuncio, tutti gli operai sono usciti fuori dalle fabbriche, per iniziative di lotta "esterne"

Indesit Company ha messo in libertà i lavoratori degli stabilimenti di Melano e Albacina a Fabriano. Una mossa a sorpresa, dopo gli scioperi indetti dai sindacati contro il piano di ristrutturazione dell'azienda. In un comunicato congiunto Fiom, Fim e Uilm accusano Indesit di "comportamento antisindacale" e si riservano di denunciare l'azienda.

Questo il testo integrale della comunicazione Indesit: "A seguito delle modalità utilizzate nell'esercizio del legittimo diritto di sciopero e dei blocchi delle merci attuati agli ingressi, è risultato impossibile approvvigionare correttamente le linee produttive. Per tale motivo, Indesit Company si vede costretta a effettuare il fermo produttivo dello stabilimento di Albacina (e Melano ndr), dalle 12 fino al termine dei turni lavorativi per il giorno 28/6. L'attività lavorativa riprenderà normalmente il giorno 2/7". Subito dopo l'annuncio, tutti gli operai sono usciti fuori dalle fabbriche, per iniziative di lotta "esterne".

Slogan contro il management dell'azienda gridati al megafono, ma anche fischi all'indirizzo dei pochi impiegati rimasti al lavoro: a Melano e Albacina c'é tensione fra gli operai della Indesit Company che stamani, dopo una serie di scioperi a singhiozzo, sono stati messi in libertà fino al primo luglio compreso, per l'impossibilità di garantire - così dice l'azienda - l'approvvigionamento delle linee produttive a causa dei blocchi". "Stiamo valutando con i nostri legali se la comunicazione di Indesit è corretta, sia dal punto di vista sostanziale sia formale" dice Andrea Cocco della Fim. I due presidi dovrebbero diventare permanenti, ma tute blu e sindacalisti stanno ancora valutando le forme di lotta da attuare nelle prossime ore.

"Siamo pronti a tutto, da questa azienda ormai ci aspettiamo di tutto: ma lo slogan è la nostra protesta non si arresta". Valeria Tizzoni, delegata Rsu Fiom della Indesit di Melano, parla dal presidio che i lavoratori messi in libertà (qui la produzione riprende il 1 luglio) tengono sotto la pioggia battente, nel cortile dello stabilimento. Stamani, quando un rappresentante di Indesit ha convocato la Rsu per leggere la comunicazione della messa in mobilità "ci siamo alzati a metà lettura e ce ne siamo andati. Non è vero che Indesit è costretta a interrompere la produzione perché gli scioperi impediscono l'ingresso dei camion con le materie prime: abbiamo sempre lasciato finestre per l'approvvigionamento".

Anche oggi le tute blu si organizzano per turni: i lavoratori che escono tornano con viveri e bevande, o per dare il cambio ai compagni. Sia qui che ad Albacina la protesta, pacifica, è sorvegliata da polizia e carabinieri, fermi all'esterno dei corpi di fabbrica. Qualche lavoratore comincia a temere un replay del caso Fiat, possibili denunce da parte aziendale per occupazione o per il presunto danneggiamento di materiali: voci incontrollate e nulla di più, almeno fino a questo momento.

Intendiamo ribadire il nostro impegno, quello dei colleghi umbri e marchigiani, e quello della segreteria nazionale del Pd per risolvere la questione della Indesit Company". Così i deputati del Pd Emanuele Lodolini e Giampiero Giulietti, dopo la notizia che l'azienda ha messo in libertà i lavoratori dei due siti produttivi di Fabriano. Il Pd ribadisce la contrarietà alle scelte di "delocalizzazione" fatte dall'azienda, e chiede al Governo di intervenire. I parlamentari assicurano sostegno ai lavoratori in lotta, e chiedono "un incontro urgente per approfondire i contenuti del piano di riassetto di Indesit in Italia, con particolare riguardo al futuro produttivo degli stabilimenti italiani. Bisogna urgentemente che tutti, a tutti i livelli, spendano le proprie energie per scongiurare una desertificazione industriale selvaggia nei nostri territori".

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