Non è incapace di intendere, studiò il delitto a tavolino: condannato Antonio Tagliata

Il giudice Paola Moscaroli non ha riconosciuto la seminfermità mentale riscontrata dalla perizia dello psichiatra bolognese Vittorio Melega. La Procura di Ancona: «Accolte integralmente le nostre richieste»

Antonio Tagliata lascia il tribunale di Ancona dopo la condanna

Se ne va scortato dalle guardie giurate guardando i familiari con un accenno di sorriso. «Ciao papà» sono le uniche parole che riesce a dire mentre sale sul cellulare della Polizia Penitenziaria dopo la sentenza del giudice Paola Moscaroli, che ha condannato a 20 anni di reclusione Antonio Tagliata, il killer che il 7 novembre 2015 uccise i coniugi Giacconi in via Crivelli con 8 colpi di pistola Beretta semiautomatica. Condannato a 20 anni di reclusione con rito abbreviato per duplice omicidio premeditato, senza riconoscere la seminfermità mentale riscontrata dalla perizia dello psichiatra bolognese Vittorio Melega. Tagliata é interdetto a vita dai pubblici uffici, dovrà ripagare le spese processuali ed è stata sentenziata anche una provvisionale di 100mila euro per Fabio Giacconi e 50mila euro a testa per ogni altri familiare delle vittime.

IL PUNTO DELLA PROCURA. «Sono state integralmente accolte le nostre richieste - ha detto il pm titolare dell'indagine Paolo Gubinelli - Ci preme ribadire che dal punto di vista tecnico è stata eslcusa la ricorrenza della diminuzione parziale delle capacità mentali di intendere di volere e riconosciuta la premeditazione. Si è partiti dall'ergastolo che non si è potuto dare perché sono state riconosciute le attenuanti generiche, equivalenti alle aggravanti. Con la continuazione sarebbero stati dunque 30 anni, che diventano 20 per il rito scelto dalla difesa».

PREMEDITAZIONE. Dunque il massimo per Antonio Tagliata, che ha ucciso per "proteggere" lasua famiglia dalla possibile denuncia paventata dal papà della fidanzatino dopo aver scoperto il passato del padre. Ma soprattutto la sentenza conferma la ricostruzione dell'accusa che vuole il giovane impegnato da tempo nel preparare il delitto. Un fatto che sconfessa definitivamente l'idea che sia stata lei, la minorenne figlia della vittime, a soggiogare la fragile e presunta malata mente di Antonio. Lei la femme fatale pronta a muovere le corde del fidanzatino burattino. Nulla di tutto questo. Tagliata era convintamente pronto ad uccidere e aveva pianificaro tutto. Come? Aveva cercato la pistola almeno un mese prima per poi portarsela dietro il giorno dell'omicidio insieme a 80 proiettili. In quel mese Tagliata avrebbe cercato su internet video tutorial per l'uso delle pistole. A confemra della premeditazione ci sono gli elementi di quel giorno: si è rasato i capelli, ha scritto 3 lettere per annunciare il gesto, aveva comprato il biglietto dell'autobus con cui sarebbe poi arrivato alla stazione di Falconara. E poi una telefonata per dire addio alle nonne: «Grazie di tutto». Sapeva che non le avrebbe più riviste. Forse lui pensava, sperava anche, di non rivederle più perché, nei sui piani, avrebbe passato il resto della sua vita in fuga dall'Italia. Le rivedrà prima del previsto le sue nonne. Ma non prima di 20 anni. 

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