Duplice omicidio di via Crivelli, Antonio seminfermo ma non fu plagiato

Ha parlato anche il padre di Antonio, ribadendo come il figlio non sia il mostro che tutti pensano e che finalmente sta emergendo la verità, cioè che Antonio e la minore erano malati e dovevano essere aiutati

Da sinistra Antonio Tagliata e Vittorio Melega

Seminfermo di mente. Antonio Tagliata, il giovane killer imputato del duplice omicidio di via Crivelli, non sarebbe stato totalmente capace di intendere e di volere al momento del delitto. Sono queste le conclusioni presentate oggi (27 luglio) da Vittorio Melega, lo psichiatra bolognese incaricato dal Gip di effettuare tutta una serie di analisi specialistiche per valutare le capacità cognitive del 18enne indagato per duplice omicidio volontario. Un elemento probatorio importantissimo a processo perché potrebbe scongiurare l’ipotesi di una condanna all’ergastolo. «Noi abbiamo sempre sostenuto che il nostro assistito avesse gravi problemi psichiatrici per cui quella di oggi per noi non è altro che una conferma - ha detto l’avvocato difensore Manfredo Fiormonti del foro di Roma - Ora il pm proseguirà le sue indagini se lo riterrà necessario e sarà il giudice a decidere se e quanto questo riconoscimento possa incidere su una eventuale diminuzione di pena».

Dunque la capacità di intendere di Tagliata, ad oggi recluso nel carcere di Torino, sarebbe stata ormai «grandemente scemata» il giorno in cui scaricò 9 colpi di semi-automatica contro Roberta Pierini e Fabio Giacconi. Lo è a maggior ragione oggi. Tuttavia, sempre secondo le analisi del medico bolognese, non sarebbe stato plagiato dalla fidanzatina, già condannata a 18 anni di reclusione. Sicuramente era succube. Sicuramente lei aveva un potente ascendente su di lui. Ma tutto questo varrebbe in riferimento a quel rapporto di coppia nato mesi prima. Un amore giovanile vissuto in simbiosi, in cui i due si sarebbero annientati a vicenda. Tanto che «Antonio era cambiato da quando stava con lei» avevano testimoniato alcuni vicini di casa Tagliata. Condizionato sì quindi, ma non al punto da uccidere a sangue freddo come un robot che risponde agli impulsi di un computer. Ed è così che Melega smentisce anche una prima perizia effetuata da Renato Ariatti che, lo scorso febbraio, parlò di personalità borderline. «Non si tratta di disturbo della personalità in un ragazzo in cui la personalità era ancora in fase di costruzione. E poi la personalitò ci dice cosa fa e quando, non il perché faccia quelle cose» ha detto Melega. 

LA PERIZIA. «Le sue capacità critiche e volitive non erano totalmente integre al momento del fatto, anzi erano gravemente compromesse, anche se non annullate del tutto - ha spiegato Melega al termine dell’udienza odierna - Questo per effetto di una patologia di cui era affetto ancora prima del periodo infantile: si chiama disturbo pervasivo dello sviluppo. Manifestatasi anche durante il suo cursus scolastico e nei rapporti con gli amici e che, in quella situazione complicata e di forte stress, lo ha portato ad un comportamento tragico». Il perito incaricato ha parlato quindi di disturbi che caratterizzano la compromissione delle 3 principali aree di sviluppo psichiatrico di un bambino. Quali sono? Le capacità intellettive: «Ho riscontrato una forte diminuzione, Antonio ha mostrato un Q.I. di 70, quindi ai limiti della normalità». Le capacità di relazioni sociali: «Annichilite la capacità di comprendere il grado di rapporto umano con gli altri». Gestione dell’emotività: «Antonio non è in grado di analizzare e comprendere il vissuto emotivo e comportarsi di conseguenza nelle frequentazioni». 

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IL COMMENTO DEL PADRE DI ANTONIO. «A me dispiace per la condanna della ragazza perché sono padre anche io, loro sono due ragazzi e mi fa male vedere tutto ciò. Io quello che ho sempre detto è che questi due ragazzi dovevano essere aiutati e noi come familiari avevamo chiesto aiuto alle istituzioni ma nessuno ci ha risposto. I due ragazzi dovevano essere aiutati perché oggi il carcere per due ragazzi non servirà a nulla. Non sono due mostri, ma due ragazzini che dovevano essere aiutati a suo tempo».

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