Detenuto scrive al consigliere e scatta l'ispezione: «Diritti umani sospesi a Montacuto»

Un detenuto scrive una lettera al consigliere comunale Francesco Rubini (Altra Idea di Città) per chiedere l’intervento della politica e lui si fa promotore di una visita

Il carcere di Montacuto

Un detenuto scrive una lettera al consigliere comunale Francesco Rubini (Altra Idea di Città) per chiedere l’intervento della politica, perché guardi alle condizioni di vita della popolazione carceraria nella casa circondariale di Montacuto dove ormai il livello dei diritti umani sembra essere sceso al livello più basso: quello in cui la crisi di sistema e di risorse economiche diventa crisi di diritti civili. Nel carcere anconetano la funzione rieducativa volta al reinserimento sociale, garantita dalla Costituzione, è sospesa. E’ l’impietosa conclusione del consigliere Rubini (foto in basso a sinistra) condivisa con chi, proprio ieri, è stato in visita ispettiva insieme a lui nel carcere: in primis il Garante dei Diritti della Regione Marche l’avvocato Andrea Nobili, poi i consiglieri Stefano Tombolini, Daniela Diomedi (M5S), Diego Urbisaglia (Verdi) e Susanna Dini (Pd). 

Il sovraffollamento, di per sé illegale, non è più una notizia per celle da 25 metri quadrati in cui vivono anche 5 detenuti di varie nazionalità e religione. Non ci sono più attività formative. La palestra è sprovvista di attrezzi per l’attività fisica. Ma soprattutto i detenuti denunciano come l’elenco dei prodotti da poter acquistare abbiano un prezzo esponenzialmente più alto rispetto a quelli della casa detentiva di Barcaglione. Un fatto strano se si pensa come la ditta incaricata di fornire prodotti per la persona sia la stessa di altri penitenziari dove il tariffario è più basso. A Montacuto il detenuto deve pagare di più e questo ha portato a diverse proteste, sempre civili e pacifiche.  Di fronte a questo il direttore del carcere Santa Lebboroni si è impegnata ad attivarsi per porre rimedio. Una miglioria che resta una goccia nel mare di fronte alle condizioni generali: il campo da calcio inutilizzabile e con le reti distrutte, alle mura di un istituto dove l’intonaco scopre le parti in ferro dentro il calcestruzzo. Dove gli agenti di Polizia Penitenziaria sono sempre di meno a fronte di una popolazione di 298 detenuti, dove non ci sono più volontari  e dove il team di supporto è formato da 1 psicologo e 5 educatori. Mediatori culturali? Nemmeno 1. E’ un problema in un carcere dove 1 detenuto su 2 è straniero, dove ci sono problemi di ordine tra la comunità albanese e quella marocchina, dove da tempo è emerso il problema di una potenziale radicalizzazione islamica tra le stesse mura in cui sconta la pena Luca Traini, il maceratese condannato a 12 anni per strage, porto abusivo d’armi e danneggiamenti con l'aggravante dell'odio razziale, considerato un “eroe” da una parte di carcerati. Dove tutti i detenuti dell’”Alta sicurezza” sono italiani. Problemi da affrontare con maggiori investimenti nell’ultima fase di un sistema giustizia dove sono in gioco i diritti degli ultimi. Ma impegnarsi non porta voti e la crisi politica ed economica diventa così crisi di diritti umani. 

«Quel carcere non e più in grado di risocializzare alcuno, da qui si entra e si esce. Basta - ha commentato il consigliere comunale Rubini, promotore della visita in carcere - La situazione costituisce un rischio vero di aumento della criminalizzazione di chi esce dopo essere stato in contatto col crimine vero. Certo, se paragonato alle situazioni delle carceri in Italia, Montacuto tiene, ma serve un’attenta riflessione su come l’assenza di risorse possano provocare un collasso del sistema. E’ un tema strategico perché continuare a disinvestire sul sistema punitivo significa aumentare la proliferazione del crimine. Se non diamo una possibilità a chi sta lì dentro di guardare al futuro con speranza, creeremo sempre più uomini potenzialmente più disillusi e propensi a perseguire la via dell’illegalità».

«Una delle problematiche emerse dal colloquio con la direttrice è quella del previsto finanziamento per le attività trattamentali,  che nonostante gli innumerevoli solleciti avanzati da questa Autorità di garanzia ancora tarda ad essere erogato - ha detto Nobili - Teniamo conto che siamo ormai a metà novembre e molti dei progetti avviati hanno avuto inevitabili ripercussioni negative considerato questo stato di cose. Attraverso l’assestamento di bilancio, di recente era stato contemplato un rifinanziamento della legge regionale di settore del 2008 con una somma pari a 220.000 euro, a tutt’oggi non ancora disponibile. Si tratta di una di una questione di fondamentale importanza sia per la concretizzazione delle attività, sia per l’adozione di misure a tutela dei diritti dei detenuti, soprattutto per quanto riguarda la loro risocializzazione».

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Dietro le sbarre, viaggio nel carcere di Ancona

«Sono problematiche note da anni e mai risolte e più passa tempo  più si aggravano - ha detto la vice presidente delle Camere Penali di Ancona l’avvocato Francesco Petruzzo (foto in basso a destra) - Se non si cercano finanziamenti, non si potranno migliorare le arre trattamentali. Un problema è quello della scolarizzazione perché molti detenuti chiedono i libri per poter studiare durante le ore di studio per raggiungere il diploma medio inferiore o superiore. Basterebbe allacciare un accordo con una casa editrice per avere libri usati altrimenti destinati al macero. Se non si va verso la rieducazione di quei detenuti, si crea terreno terreno fertile per creare sempre nuovi potenziali delinquenti in un carcere dove la Polizia Penitenziaria ogni giorno si fa in 4 per fare in proprio lavoro in maniera rispettosa e dignitosa». 

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