Sorvegliati speciali nel carcere di Montacuto, Oseghale e Traini vicini di cella

Traini, al contrario del nigeriano, è apparso lucido e collaborativo tanto da rinvolgersi agli agenti con queste parole: «Farò quello che mi dite di fare voi, io rispetto le vostre regole»

A sinistra Traini, a destra Oseghale e al centro la giovane Pamela Mastropietro

Se è vero che con l’attentato razzista a Macerata Luca Traini avesse voluto vendicare l’atroce delitto di Pamela Mastropietro, è ironia della sorte come il 28enne soprannominato “borderline” si trovi recluso nel carcere di Montacuto nella sezione dell’isolamento giudiziario, a due passi dalla cella di Innocent Oseghale, anch'egli in isolamento, il pusher nigeriano che avrebbe fatto a pezzi e messo in valigia il cadavere della 18enne romana, ritrovato solo mercoledì scorso. Entrambi gli arrestati si trovano nel carcere di Montacuto a disposizione dell’autorità giudiziaria. Da una parte il nigeriano, accusato di vilipendio e occultamento del cadavere, non collabora affatto con gli investigatori. Non parla ed è chiuso in un silenzio dal quale sembra non volere più uscire e che, col passare delle ore, sembra diventare sempre più profondo. A due passi da lui c’è il 28enne ex candidato della Lega Nord che sabato mattina ha preso la sua pistola e ha iniziato a girare per le vie di Macerata sparando a vista su tutte le persone di colore, prima di raggiungere il monumento ai caduti di piazza Vittoria, dove si è avvolto nella bandiera italiana e ha fatto il saluto fascista mentre i carabinieri gli erano ormai addosso. Traini, al contrario del nigeriano, è apparso lucido e collaborativo tanto da rinvolgersi agli agenti con queste parole: «Farò quello che mi dite di fare voi, io rispetto le vostre regole». 

Entrambi nel carcere di Montacuto, ormai unica casa circondariale delle Marche. Entrambi in un isolamento che impedisce loro di sapere l’uno dell’altro. Una condizione necessaria e permanente grazie dall’altissimo livello di attenzione del personale di Polizia Penitenziaria del carcere dorico, costretto a lavorare per garantire un livello di grande sorveglianza giudiziaria con controlli ad entrambi almeno ogni quarto d’ora. Lunghi turni e alta tensione. E’ infatti ancora troppo alto il pericolo che uno dei due possa dare in escandescenze o, in generale, richiamare gli agenti ad un’azione di contenimento. Fatto sta che al momento la situazione è sotto controllo e la speranza è che resti tale perché, in un carcere sovraffollato, con il personale penitenziario sottorganico e con celle dove la quinta branda letto è ormai regola e non più eccezione, Traini e Oseghale diventano un impegno delicatissimo a cui il personale della Penitenziaria di Ancona è chiamata a rispondere per evitare possibili sovraccarichi di tensione. 

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