Carceri, multiculturalismo tra detenuti: «Con sovraffollamento e carenza personale è mix esplosivo»

«Noi siamo sempre impegnati nel verificare la qualità detentiva degli istituti penitenziari e dialoghiamo costantemente con il DAP e il PRAP» ha detto l'Ombudsman delle Marche

Foto di repertorio

Sovraffollamento, sottorganico del personale e multiculturalismo della popolazione detenuta. E’ il mix di questi 3 elementi ad accendere un faro sulle carceri anconetane. A confermarlo è il Garante dei diritti dei Detenuti delle Marche l’avvocato Andrea Nobili (foto in basso) che non parla di allarme, ma dopo una sua recente visita, in occasione di un'intervista con noi di AnconaToday, ha detto:

«A Montacuto la criticità c’è ed è data da una serie di fattori. Il primo è la carenza dell’organico non solo di Polizia Penitenziaria ma anche degli operatori in generale. Dunque c’è una condizione di inadeguatezza rispetto ai diritti che devono essere garantiti ed è per questo che sono stato in visita al carcere sollecitando il deputato Emanuele Lodolini affinché chiedesse chiarimenti al Ministero perché credo ci sia anche un tema di marginalizzazione del nostro territorio in seguito agli accorpamenti». Si riferisce all'assenza di un Provveditore delle carceri marchigiane. «Esatto. Poi c’è anche un altro tema, cioè il tipo di popolazione detenuta per cui una buona parte vive condizioni problematiche: ci sono gli psichiatrici,  i tossicodipendenti e chi ha entrambi questi problemi». Ma perché queste persone persone stanno in carcere e non negli istituti appositi, cioè le REMS? «Nelle Marche non sono in grado di far fronte al numero di detenuti e poi non dimentichiamoci che c’è tutto un mare di persone che non rientrano nei parametri di chi è destinato ad essere inserito nelle REMS». Cioè? «Cioè tutti coloro che rientrano in quelle zone grigie per cui, sì hanno problemi di stabilità mentale ma che non hanno una condizione certificata che rientra nelle condizioni di legge per un inserimento nelle REMS».

Insomma si sta tornando alle condizioni degli anni peggiori per la carceri marchigiani e per Montacuto. Possiamo parlare di emergenza carceri? «Emergenza carceri è un termine che può usar lei, di sicuro io posso dire che c’è un problema serio e rispetto al passato  c’è anche un ulteriore elemento di criticità che è l’etnia dei detenuti, cioé il fatto che molti di loro sono stranieri per cui si deve far fronte anche ad un alto tasso di eterogeneità culturale dei detenuti che, di fronte alla già citata una carenza di psicologi e mediatori culturali. E' chiaro che parlare solo di sovraffollamento diventa riduttivo». Dunque il fatto che una buona fetta della popolazione carceraria sia composta da cittadini stranieri non agevola, anzi è un problema. «Lo diventa se combinato con tutti gli altri fattori. Tutti i fattori vanno messi insieme. Si pensi alla difficoltà di gestire un detenuto straniero, magari Nordafricano che parla poco o zero italiano, con problemi di tossicodipendenza o psichiatrici. Se poi ci mette il rischio di una radicalizzazione religiosa che in Italia non è che sia zero…». In che senso? Dobbiamo pensare che nelle carceri marchigiane ci sono percorsi di radicalizzazione islamica? «Nelle Marche ci sono soggetti monitorati in quanto ritenuti sensibili a percorsi di radicalizzazione religiosa». 

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Alla luce di tutto questo qual è il compito dell’ombudsman? «Noi siamo sempre impegnati nel verificare la qualità detentiva degli istituti penitenziari e dialoghiamo con il DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria) e il PRAP (Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria). Credo sia merito nostro se il ad agosto il flusso del trasferimento dei detenuti da altre carceri a Montacuto si è arrestato». Ma resta una questione di diritti civili. «Il clima é impegnativo. Io non so se parlare di diritti civili sia corretto ma la questione riguarda anche il rispetto dei detenuti e se uniamo insieme tutte le criticità analizzate fino ad ora ci troviamo di fronte ad un mix esplosivo». 

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