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Travolto e ucciso, il responsabile condannato nell'anniversario della morte di Renzo

Oggi l'imputato era presente nella camera di consiglio dove si è discusso il caso, a fianco del suo avvocato, che ha ribadito come il suo assistito non avesse proprio visto l'anziano affacciarsi sulla strada

Fu travolto e ucciso da un suv mentre attraversava la strada in via Pesaro. Proprio oggi, 12 maggio 2016, ad un anno esatto dalla morte dell’82enne Renzo Giansanti, è arrivata la sentenza del Gup, che ha condannato ad 1 anno di reclusione con pena sospesa l’anconetano di 39 anni M. S., accusato di omicidio colposo. Il pm Irene Bilotta aveva chiesto una pena superiore, ma il giudice ha sentenziato 1 anno con rito abbreviato. Oggi l’imputato era presente in camera di consiglio, dove si è discusso il caso, a fianco del suo avvocato Marco Serpilli, che ha ribadito come il suo assistito non avesse proprio visto l’anziano affacciarsi sulla strada. «Si è trattato di una tragica fatalità di cui il mio cliente è ancora sconvolto».

Una fatalità. Ma per il giudice il giovane non ha fatto nulla per evitare di investire Renzo Giansanti, morto poche ore dopo all’ospedale regionale di Torrette per le lesioni riportate. Un botto tremendo che sconvolse i residenti della zona, al punto da chiedere a gran voce l’intervento del Comune con strisce pedonali o dossi per limitare la velocità. Tuttavia, nel caso specifico, il problema non fu tanto la velocità, quando il fatto che Giansanti aveva ormai impegnato la carreggiata. Infatti, secondo le indagini della Polizia Stradale di Ancona, l’Audi Q7 del 39enne procedeva rispettando i limiti di velocità. Ma l’impatto è comunque avvenuto in mezzo alla carreggiata perché la distanza che intercorreva tra il punto esatto dell’impatto (l’ammaccatura dell’auto) e il marciapiede era di 2,60 metri. Questo significa che Renzo Giansanti aveva già impegnato la strada e il Suv (che non andava a velocità elevata) avrebbe avuto tutto il tempo per accorgersi dell’anziano e frenare.

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