Scontro sulle ordinanze, Ceriscioli: «Il Governo ritiri il ricorso al Tar»

Il governatore è intervenuto alla trasmissione Zapping su Radio Uno: «Avevo capito che ciò che stava accadendo in Romagna era la punta dell'iceberg». No alla centralizzazione della sanità

Il governatore Luca Ceriscioli

«Il Governo ritiri il ricorso al Tar sulle misure di contenimento proposte dalle Marche». A dirlo ai microfoni della trasmissione radiofonica Zapping su Rai Radiouno ieri sera è stato il governatore Luca Ceriscioli, commentando la diatriba che all'inizio dell'emergenza Coronavirus ha interessato Governo e Regione Marche. Ceriscioli infatti il 25 febbraio aveva firmato l'ordinanza con cui chiudeva le scuole marchigiane e vietava le manifestazioni pubbliche nel territorio regionale. Il provvedimento era stato osteggiato dal Governo che allora limitava l'applicazione di quelle misure solo per le zone più colpite e presentò un ricorso al Tar, che il 27 febbraio sospese in via cautelare l'ordinanza regionale. Tuttavia, il governatore, anche in virtù dei casi che nel frattempo erano aumentati nelle Marche, nello stesso giorno pubblicò una seconda ordinanza, confermando le stesse misure che sono tutt'ora in vigore. Il ricorso del Governo però resta ancora in piedi ed il Tar sarà chiamato ad esprimersi nel merito nei prossimi mesi.

«Siamo partiti quando abbiamo visto che nella vicinissima Romagna c'erano i primi casi, immaginando che quella fosse la punta di un iceberg - ha spiegato Ceriscioli -. Temevamo che l'iceberg fosse già dentro la nostra regione. Ed in effetti era così. Quando abbiamo lanciato la proposta di contenimento, il Governo si è opposto fino ad un ricorso al Tar che è ancora in piedi e che, tra parentesi, forse sarebbe il caso di ritirare. Questo ci ha rallentato all'inizio, ma soprattutto ha dato un messaggio stranissimo ai cittadini che vedevano le istituzioni scontrarsi non capendo bene quello che stava succedendo». Un rallentamento che era meglio evitare, secondo Ceriscioli. «La sbandata che c’è stata quando c’era l'idea che la malattia fosse limitata alle zone rosse è stata determinata da un pensiero pericolosissimo perché ha fatto allentare scelte che potevano aiutarci molto nel contenimento - ha concluso Ceriscioli -. Ero convinto che prima si cominciasse con certe misure, prima si sarebbe finito. Il ritardo determinerà conseguenze anche economiche che ci stanno raccontando tanti operatori preoccupati». 

Ceriscioli è intervenuto anche in tema di centralizzazione della sanità. «L'idea di oggi che la sanità debba essere nazionale la trovo pericolosissima perché non riesco a immaginare uno Stato centrale che sia in grado di organizzare al meglio sul territorio un servizio così delicato e così importante» ha detto alla trasmissione Zapping. È sempre di ieri la proposta di Andrea Orlando, vicesegretario nazionale Pd (stesso partito del governatore), di riportare la gestione della sanità in mano allo Stato. «È una specie di illusione che centralizzando si riformano le cose - ha aggiunto Ceriscioli -. È vero che in un'emergenza occorre superare i confini delle singole Regioni ma la sanità è regionale nella gestione mentre è nazionale negli indirizzi e nelle linee guida. Io sono invece convinto che la sanità italiana sia sotto finanziata da molti anni. Basta fare i confronti con le medie europee ed rapporti Pil/investimenti nel settore». 

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