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Martedì, 21 Maggio 2024
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Payback, pagamento prorogato al 31 luglio. Trentacinque aziende marchigiane rischiano il fallimento immediato

Secondo PMI Sanità, che è stata audita il IV Commissione, i 292 milioni di sforamento nelle Marche sono dovuti a degli errori di calcolo che comprenderebbero voci di spesa che nulla hanno a che vedere con i dispositivi medici

ANCONA- Ormai, da quasi due settimane, il camion vela della PMI Sanità è parcheggiato davanti alla sede della Regione Marche e lì rimarrà fino a quando le aziende coinvolte nel “Payback dispositivi medici” non avranno risposte concrete dal governo regionale. Il Payback sanitario è un meccanismo che costringe le imprese a ripianare il 50% dello sforamento dei tetti di spesa delle aziende ospedaliere pubbliche regionali per gli acquisti dei dispositivi medici (dai guanti ai camici, dai cateteri alle valvole cardiache ecc…) relativi al quadriennio 2015-2018. Nelle Marche lo sforamento calcolato dalla Regione è di oltre 292milioni di euro (2,2 miliardi a livello nazionale), quindi le 1.507 aziende coinvolte, marchigiane e non, che forniscono dispositivi medici al servizio pubblico regionale dovranno versare la metà di quella cifra da capogiro: ben 136milioni euro. Troppe le aziende che rischiano di finire in ginocchio mettendo in crisi anche il sistema sanitario, che all’improvviso si troverebbe senza più la fornitura di materiale urgente. A tutto questo si andrà ad aggiungere la perdita dei posti di lavoro. Intanto, di proroga in proroga, il 16 giugno scorso, un emendamento al Dl “Enti” ha fatto slittare la scadenza dei pagamenti dal 30 giugno al 31 luglio. Un altro mese per rifiatare e prendere tempo, ma non basta. «Le imprese marchigiane che rischiano il fallimento immediato sono 35- dichiara Marco Micucci, delegato regionale PMI Sanità-. Il problema non riguarda tutti allo stesso modo, si chiede di versare in un’unica soluzione da poche migliaia a milioni di euro. Per alcune aziende ciò significa un buco di bilancio più grande dell’utile di guadagno lordo in 15 anni, per altre le quote da rimborsare sono più alte del fatturato di lordo di un anno». 

ERRORI DI CONTABILIZZAZIONE
Venerdì 23 giugno PMI Sanità è stato audito dalla IV Commissione consiliare permanente Sanità e Politiche Sociali della Regione Marche. «Gli abbiamo spiegato la situazione e abbiamo rimarcato gli errori di contabilizzazione fatti nella certificazione dei conteggi- spiega Micuicci-. Siamo stati chiari: abbiamo chiesto un’ulteriore sospensiva, almeno fino al 31 dicembre, e che i calcoli vengano rifatti togliendo tutte quelle voci che hanno fatto incrementare questo sforamento vertiginoso. Abbiamo bisogno che l’assessorato alla Sanità, al Bilancio e alla Giunta ci vengano incontro e cambino marcia. Finora sono stati fermi nel mandare avanti un provvedimento palesemente sbagliato». Secondo Pmi Sanità, i 292 milioni di sforamento sono dovuti a degli errori di calcolo fatti dalla Regione in quanto comprenderebbero voci di spesa che nulla hanno a che vedere con i dispositivi medici. «Nella lista dei presunti creditori pubblicata sul sito della Regione Marche ci sono anche ditte che hanno fornito occasionalmente alle aziende ospedaliere marchigiane stampanti per ufficio, cancelleria, estintori, condizionatori, mangime per le cavie dei laboratori ecc…- afferma il delegato regionale PMI Sanità-. L’errore di rendicontazione è dovuto al fatto che nel triennio 2015-2018 c’era un database che permetteva con uno stesso codice di catalogare i dispositivi medici sotto la voce di spesa corrente. Ecco quindi che nel vortice Payback sono finite anche aziende che non c’entrano nulla e di conseguenza lo sforamento è lievitato». La IV Commissione si è impegnata a portare la questione in Giunta e in Consiglio regionale. «Siamo rimasti che avanzeremo delle proposte per limitare i danni sulle piccole e medie imprese e, a tal proposito, sottoporremo alla loro attenzione anche lo studio effettuato da Nomisma- dice Micucci-. Inoltre, abbiamo proposto l'istituzione di un tavolo tecnico per collaborare al ricalcolo e alla definizione degli importi».

PAYBACK
Il tetto alla spesa per l’acquisto di dispositivi medici è stato introdotto nel 2011 e prevede che le Regioni non possano superare il 4,4% del Fondo sanitario ordinario. Nel 2015, con il governo Renzi, è stato stabilito che in caso di sforamento, insieme alle Regioni anche le aziende fornitrici devono contribuire al pagamento per una quota pari al 40% per l’anno 2015, 45% per il 2016 e 50% a partire dal 2017 in poi. Mai applicata, la legge è stata attuata nel 2022 dal governo Draghi con il “Decreto Aiuti bis”. Il governo Meloni, con il Dl “Bollette” dello scorso marzo, ha deciso di andare incontro alle imprese dimezzando l’entità del contributo richiesto, ma solo per quelle non hanno fatto ricorso al Tar (quelle che hanno impugnato il provvedimento sono migliaia) o che vi abbiano rinunciato.

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