Coldiretti Marche: crescono occupati nelle campagne, nella nostra Regione +23%

Aumentano ancora gli occupati nelle campagne marchigiane con una crescita del 23 per cento rispetto all’anno precedente. Ad affermarlo è la Coldiretti regionale sulla base dei dati Istat relativi al III trimestre del 2014

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Aumentano ancora gli occupati nelle campagne marchigiane con una crescita del 23 per cento rispetto all’anno precedente. Ad affermarlo è la Coldiretti regionale sulla base dei dati Istat relativi al III trimestre del 2014. Nonostante le cattive condizioni climatiche che hanno caratterizzato la stagione, ostacolando la raccolta e facendo diminuire le produzioni, si registra un incremento di tremila addetti nel confronto con il periodo giugno-settembre del 2013. E il segno positivo riguarda sia i lavoratori dipendenti che quelli indipendenti. “Un segnale importante rispetto al fatto che le nostre campagne possono offrire prospettive di lavoro sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione anche temporanea - sottolinea Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Marche -. Occorre però garantire disponibilità di terra, che è oggi il principale ostacolo alla nascita di nuove imprese agricole”. Un’opportunità in tal senso potrebbe venire dal protocollo d'intesa appena firmato dalla Conferenza delle Regioni, dal Ministero delle Politiche Agricole, l'Ismea, l'Anci e l'Agenzia del Demanio che prevede la cessione ai giovani dei terreni agricoli che fanno capo a regioni ed enti locali. Si tratta di circa 1.600 ettari di superficie agricola utilizzata censiti dall’Istat per un valore stimato, precisa la Coldiretti, di oltre 30 milioni di euro, sulla base dei valori fondiari medi in Italia. La cessione di questi terreni, continua la Coldiretti, toglierebbe a Comuni, Regioni e allo Stato il compito improprio di coltivare la terra, renderebbe disponibili risorse per lo sviluppo e la crescita del Pil ma soprattutto avrebbe il vantaggio di calmierare il prezzo dei terreni, stimolare la crescita, l’occupazione e la redditività delle imprese agricole che rappresentano una leva competitiva determinante per la crescita del Paese. Dal ritorno delle terre pubbliche agli agricoltori che le coltivano possono nascere nuove imprese o, in alternativa, essere ampliate quelle esistenti.

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