#Svegliaitalia, le testimonianze: «Vogliamo una famiglia come quella degli altri»

Sono tante le persone scese in piazza ad Ancona per chiedere che si vada avanti col Ddl Cirinnà. Un corteo trasversale fatto di giovani e non, uomini e donne, eterosessuale e omosessuali, che hanno raccontato la loro esperienza e aspettative per il futuro

Giacomo e Gabriele

Sono tante le persone che sabato pomeriggio sono scese in corteo ad Ancona per chiedere che si vada avanti col disegno di legge Cirinnà. Una manifestazione trasversale fatto di giovani e non, uomini e donne, eterosessuale e omosessuali. Ma tutti con un unico obiettivo: ottenere le unioni civili.

In prima linea ci sono Giacomo Goffredi, 25 anni di Fabriano e Gabriele Pieralisi 24 anni di Chiaravalle. «Siamo qui perché stiamo insieme e vogliamo vedere riconosciuti i diritti civili - ha raccontato Giacomo - Noi vogliamo un futuro come quello di tutte le altre coppie. Già oggi conviviamo e se passa la legge vorremmo sposarci ed è per questo che difendiamo questa legge che ci tutela. Come cittadini italiani in primis perché, ad oggi, se io mi dovessi trovare in ospedale per qualsiasi motivo, voglio che Goffredo possa arrivare al mio capezzale come mio marito. I politici non ci capiscono e se ne fregano, non è più questione di politica, ma di civiltà». 

Al loro fianco hanno sfilato Giuseppe Laudadio 40 anni di Falconara e Gianluca Neri 51 anni di Cattolica. loro stanno insieme da 4 anni e, a differenza di Giacomo e Gabriele, non pensano di sposarsi. Progettano una convivenza e hanno manifestato per il diritto di scelta per chi invece si sente pronto per un’unione col proprio partner. «Siamo qui per difendere i nostri diritti - ha detto Gisueppe - Ma soprattutto quelli degli altri perché io non so cosa farò un domani, ma voglio che ci sia la possibilità di scegliere  perché se qualcuno ha una grande desiderio di matrimonio deve avere la possibilità di farlo. C’è un gay in quasi ogni famiglia. Io ho 3 nipoti piccole e una di loro potrebbe essere lesbica. Vorrei che un domani anche lei possa sposarsi con la sua compagna o avere un figlio, così da fare la propria vita come chiunque altro». 

A sventolare una delle bandiere arcobaleno più grandi lungo corso Garibaldi prima e sul punto più alto di piazza del Papa poi, c’era Danka, 22 anni di Civitanova Marche. Lei è fidanzata con Francesca che ne ha 25 e ha detto: «La mia ragazza è serbo-croata e nel suo paese possiamo sposarci mentre in Italia ancora no. E’ una cosa divertente se pensiamo a come guardiamo gli altri paesi europei, considerandoli arrestati, mentre poi noi siamo i primi ad essere indietro sui diritti civili. Questo ddl ci fa sperare in un futuro migliore. Noi vogliamo una famiglia come quella dei nostri coetanei e amici eterosessuali. C’è chi dice che ci sono cose più importanti come le questioni economiche e del lavoro. In realtà noi quei problemi li sentiamo tanto quanto gli altri, con la differenza che noi in più non abbiamo nemmeno le stesse tutele».

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Gay e lesbiche. Ma ci sono anche tanti eterosessuali pronti a difendere i diritti civili, come Anna Rita Lascala di Ancona: «Sono qui per difendere i diritti civili di tutti. A me personalmente il ddl così com’è piace e mi sembra giusto per le coppie di tutti i tipi, omosessuali e non, per cui difendiamo questa legge».

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