Agenti di penitenziaria obbligati a pagarsi gli alloggi fatiscenti: scatta la protesta

A denunciare il caso è il segretario generale nazionale del Cosp Domenico Mastrulli: «Ho visitato caserme di Ascoli Piceno, Pesaro e Ancona Montacuto e posso dire che i palazzi di Baghdad, dopo la guerra, erano messi meglio»

Le mura del carcere di Montacuto

Agenti di Polizia Penitenziaria obbligati a pagarsi gli alloggi delle caserme all’interno delle carceri dove prestano servizio. Sì, perché la normativa impone loro di pagare un forfettario che può andare dai 30 ai 50 euro, utili a sostenere le spese di servizi come riscaldamento e acqua calda per i quali, di base, non ci sono risorse. A stabilirlo è il decreto del Presidente della Repubblica n. 314 del 2006: nel testo l'articolo 12 ai commi 3 e 4 prevede "il pagamento di una quota forfettaria giornaliera determinata dal direttore generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi, quale corrispettivo dei servizi collegati al normale uso dell’alloggio“. Peccato che quel pagamento presuppone degli alloggi dignitosi e confortevoli. E oggi più che mai, in carceri come quelli di Pesaro, Ascoli e Montacuto, ci sono caserme fatiscenti. A denunciare la questione è il segretario generale nazionale del Cosp (Coordinamento sindacale Penitenziario) Domenico Mastrulli: «Il Ministero ha imposto ad una parte del personale della Polizia Penitenziaria l’uso della caserma previo pagamento di una quota. Ma io ho personalmente visitato tempo fa le caserme di Ascoli Piceno, Pesaro e Ancona Montacuto. E posso assicurare che i palazzi di Baghdad, appena terminata la guerra, erano messi meglio delle caserme della Polizia Penitenziaria. Molte parti di quelle stanze e parte dei corridoi hanno le mattonelle saltate, tubi che perdono, finestre spaccate, c’è umidità, muffa nelle stanze, a volte sprovviste anche di bidet. Nonostante ciò, l’amministrazione pretende il pagamento di 50 euro mensili per ogni agente. A Montacuto la situazione è ancora peggiore perché il direttore avrebbe detto agli agenti che se non avessero pagato, avrebbe accreditato l’intera somma agli altri colleghi in servizio. Una cosa assurda. Inoltre il pagamento avviene sulla base di criteri di abitabilità indicati dall’Ufficio centrale del dipartimento con una specifica tabella, ma che poi viene visionata ed esaminata dai tecnici del Provveditorato di ogni singola regione che, a nostro giudizio, non rientrano nelle specificità derivanti dalla legge ed è semmai competenza del Comune. Per questo noi protestiamo. Io cercherò di far visita ai vari direttori delle carceri entro fine mese. Se non ci sarà da parte loro un dietro front, siamo pronti a dichiarare lo stato di agitazione e siamo pronti a mobilitare il personale per manifestare in strada». Il direttore del carcere di Ancona Montacuto non ha voluto replicare alla questione. 

Dunque non solo gli agenti devono pagarsi gli alloggi, seguendo la legge, ma sarebbero anche costretti a pagare per stanze inadeguate e prive di qualsiasi confort. «Si pensi che nell’accordo quadro nazionale del 22 marzo del 2004, è previsto che nella caserma, nel momento in cui se ne fa uso personale per i dipendenti della Penitenziaria, l’amministrazione ha l’obbligo di adeguarsi agli standard abitativi con dovute ristrutturazioni - prosegue Mastrulli - A Montacuto non c’è traccia di tutto ciò e il paradosso è che ci sono istituti più decorosi come quello di Ancona Barcaglione dove gli agenti non si pagano gli alloggi e alloggi peggiori dove gli agenti pagano».

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Un fatto che col tempo avrebbe anche portato diversi agenti a rinunciare all’alloggio personale, svuotando le carceri di personale durante fasce orarie delicate come quelle notturne, quando pochi poliziotti si ritrovano a gestire e controllare centinaia di detenuti. Si tratta di un'ulteriore problematica che evidenza ancora di più la difficoltà delle carceri che, in generale, vivono una condizione di difficoltà fatta di sottorganico del personale di polizia, sovraffollamento della popolazione detenuta e quotidiani casi da gestire. Casi come quello avvenuto nel carcere di Montacuto i primi di gennaio, quando un 25enne marocchino ha prima cominciato a lanciare i propri escrementi fuori dalla cella. Poi, quando sono intervenuti i poliziotti, ha dato in escandescenze, tirando calci e pugni. Il giovane, recluso per evasione, detenzione di armi e atti osceni, è stato contenuto. Mentre gli agenti di Penitenziaria hanno riportato echimosi e contusioni, guaribili in 5 giorni. 

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