Figlia di una suora. Manifestazione al tribunale dei minori per i genitori adottivi

In 250 hanno sfilato prima in piazza Roma e poi sono saliti lungo via Cavorchie fin sotto la sede del tribunale dei minorenni. Protestano, dopo che la Cassazione ha dato ragione alla suora-mamma, che rivoleva la figlia

Sono mamme e papà, sono figli, nonni e nonne. Più di 250 persone arrivate da Tolentino ad Ancona, unitesi spontaneamente in un movimento che oggi ha manifestato sotto la sede del tribunale dei minori delle Marche, sventolando centinaia di palloncini rossi a forma di cuore. Il motivo? Protestare contro una recente sentenza della Cassazione, che ha deciso di riaffidare definitivamente una bambina alla sua mamma naturale di origini congolesi, che prima non l’aveva riconosciuta e poi aveva cambiato idea. Ma negli ultimi due anni e mezzo quella bimba è cresciuta fra le braccia di una famiglia di Tolentino a cui era stata affidata. Loro, i genitori maceratesi, non ci stanno. Per loro oggi si è mobilitato il corteo del Cuore, che si è presentato in via Cavorchie 1. Hanno chiesto un incontro col presidente del tribunale, per presentare una lettera dove si chiede “che alla bambina sia riconosciuto un percorso chiaro e definitivo che garantisca la continuità degli affetti rimanendo nel contesto familiare in cui è cresciuta affiancata da tutte le figura che fino a quì l’hanno accompagnata, senza escludere nessuno, tanto meno la madre”. L’incontro non c’è stato ma la lettera è stata simbolicamente lasciata in segreteria. 

La piccina in queste settimana stava facendo un percorso graduale di riavvicinamento alla mamma biologica. Mercoledì 9 aprile la bambina, che avrebbe dovuto passare solo una giornata con la madre naturale, non è più tornata a Tolentino. Fatto che ha scatenato la protesta, culminata nella marcia di oggi. «Manifestiamo per difendere una bambina strappata alla famiglia dopo due anni con una sentenza della Cassazione - ha detto Ilaria Cardarelli, portavoce del comitato - Una sentenza che non è rispettosa del percorso di crescita fatto dalla minore». Eppure la sentenza parla chiaro e i giudici hanno anche motivato la loro scelta. Ma la Cardarelli risponde che «Non entriamo nel merito della sentenza. Chiediamo che il percorso di riavvicinamento sia più rispettoso degli aspetti affettivi» ha ribadito. 

Dall’altra parte c’è una mamma, e una sentenza che le ha dato ragione in qualità di genitore naturale della bimba. Lei è una ex suora che avrebbe concepito sua figlia dopo una presunta violenza. Da lì la vergogna, la scelta iniziale di non riconoscerla, poi il dietro front della religiosa e le battaglie legali, fino alla recente sentenza della Cassazione che ha deciso che “Alla manifestazione di volontà di non rivelarsi non può essere attribuita un’efficacia irreversibilmente estintiva dell’indisponibile diritto alla genitorialità”. Tradotto: la decisione di un genitore che non vuole riconoscere un figlio, non è irreversibile.

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