Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Hollywood a portata di click: intervista ad Andrea Bedeschi

Continuano i nostri incontri con giovani anconetani che hanno trovato il modo, magari grazie a Internet e ai nuovi media, di resistere alla crisi: abbiamo incontrato Andrea Bedeschi, giornalista web a contatto con il grande cinema

Andrea Bedeschi con John Lasseter

Dopo la nostra intervista a Ilaria Barbotti, community manager per instagramers, e dopo l'intervista a Diego Pierini, giovane autore televisivo anconetano che ci ha parlato del suo ultimo libro, continuano i nostri incontri con giovani anconetani che hanno trovato il modo, magari grazie a Internet e ai nuovi media, di "resistere alla crisi": abbiamo scelto di riportare l'esperienza di Andrea Bedeschi, un giornalista a contatto con il grande cinema.

Andrea Bedeschi è un ragazzo di Ancona di 33 anni che ha sempre avuto la passione per il cinema ed è riuscito a trasformarla in una professione, infatti, dopo aver curato per anni la sezione cinema di everyeye.it, è diventato caporedattore di uno dei siti web più importanti d’Italia che si occupa di informazione cinematografica: badtaste.it, nome che, non a caso, omaggia il primo lungometraggio di Peter Jackson, regista poi della trilogia del signore degli anelli. Badtaste.it si occupa di raccogliere tutte le news che accompagnano un film dai giorni in cui questo è solo un progetto circolante negli uffici di uno studio di produzione fino, e non solo, all’uscita dello stesso nelle sale. La passione per il cinema accompagna Andrea fin da piccolo e oggi può vantare interviste a celebrità quali Enrico Casarosa (storyboard artist e regista della Pixar), Scott Farrar (premio Oscar nel 1986 per i migliori effetti visivi di Cocoon) e recensioni di film come “Ribelle – The brave” e la prossima uscita “Ted”.

Andrea come è visto il cinema italiano all’estero?

“Quando capita di intervistare degli artisti stranieri, il cinema italiano viene spesso tirato in ballo ma è spesso un’idea collegata al cinema del passato. Adesso ci sono degli autori riconosciuti, cito i casi più ovvi come Sorrentino e Garrone, ma non hanno l’incidenza che hanno avuto alcuni mostri sacri, passati ormai a miglior vita. Non per banalizzare ma il sistema-cinema italiano tende a favorire prodotti dalla presa sicura come le classiche commedie, non c’è la voglia o il coraggio di sperimentare. Non è certo vero che tutte le commedie italiane siano da buttare. Il sistema produttivo italiano è in buona parte subordinato ormai alle dinamiche televisive e ai suoi tempi ma ci sono delle opere appartenenti a questo genere che hanno delle performance notevoli al botteghino e sono ben fatte: personalmente ho apprezzato “La peggior settimana della mia vita”, di Alessandro Genovesi con Fabio de Luigi e Cristiana Capotondi, ispirata all’omonimo serial televisivo inglese della BBC, una commedia corale ben orchestrata e tempi comici ben gestiti. C’è poi il discorso fiscale che certo necessiterebbe di spazi ben più articolati per essere affrontato: lo stato non incentiva o incentiva male le produzioni autoctone e estere, negli altri paesi ci sono delle agevolazioni fiscali che in Italia sono difficili da ottenere. Per citare un esempio il mio editore Andrea Francesco Berni lo scorso dicembre ha intervistato il produttore di “Sherlock Holmes – Gioco di ombre” e gli ha espressamente chiesto se avessero voglia di girare uno Sherlock Holmes 3 in Italia. Joel Silver ha risposto chiaramente che lo farebbe pure se non che l’Italia non offre quegli sgravi fiscali che quasi tuta l’Europa offre.”

Che rapporto c’è tra gli anconetani e il cinema?

“La situazione anconetana è collegata al discorso dei multisala che sono un circuito attualmente preponderante e quindi tutto ciò comporta una certa dinamica di mercato che va a favorire il prodotto di massa piuttosto che quello d’autore. Certamente un plauso va alle realtà come il cinema Azzurro, il Galleria o anche il cinema Italia che si occupano di portare in città delle pellicole che altrimenti resterebbero fuori dalla distribuzione, che sarebbe in mano sollo all’Uci e ai fratelli Giometti. Sia chiaro: questi non hanno delle colpe, sono delle politiche commerciali pienamente comprensibili, ma è importante che alcune pellicole d’essai non rimangano estranee dal circuito cittadino.”

Ancona ha quindi mantenuto un legame con il cinema d’autore...

“Vedo che l’interesse c’è, diversi mesi fa in occasione della chiusura del Mr Oz, che si occupava di portare delle pellicole meno popolari, ci sono state anche delle manifestazione in piazza Cavour, organizzate via Facebook, che purtroppo non hanno sortito l’effetto sperato. Il legame con il cinema ad Ancona c’è e si vede.”

Ancona potrebbe fare di più sotto l’aspetto cinematografico?

Proprio dalle pagine di Ancona Today ho letto che Gerard Depardieu sarà qua in città per girare un film e quella delle Marche Film Commission potrebbe essere un’iniziativa per utilizzare le Marche come setting per le pellicole. Gli scenari naturali che ha la provincia di Ancona li conosciamo tutti e francamente sono invidiati da tutta Italia. Anche questo si ricollega al discorso dell’indotto che gira intorno all’industria cinematografica e, se venissero più realtà ad operare in zona, ne godremmo tutti.”

Ma è vero questo aneddoto secondo il quale Nanni Moretti avrebbe girato la “Stanza del figlio” ad Ancona perché è per lui tra le città più tristi d’Italia?

“Ricordo che fu il mio ex professore di storia e filosofia del liceo a raccontarci questa cosa, non ci metto la mano sul fuoco perché a distanza di 10 anni la memoria potrebbe giocare qualche scherzo, però è un aneddoto che ricordo vivamente anch’io. Guarda, Ancona avrebbe tutto per essere un grande città-set, solo che vedo una sorta di torpore diffuso per cui le potenzialità ci sono, ma latita la volontà di portarla ad una ribalta sotto il profilo artistico e cinematografico. A mancare, più che le risorse, è la predisposizione al voler fare. Parlando di ambientazioni, dal Conero fino al centro storico, non abbiamo nulla da invidiare ad altre realtà più conosciute in ambito cinematografico come i tanti panorami cittadini e naturali di regioni cinematograficamente più attive come la Toscana o il Lazio.”

Quindi Andrea Bedeschi, in una delle sue prossime interviste ad un famoso produttore cinematografico, suggerirebbe Ancona come ambient per un film.

“Assolutamente si, suggerirei vigorosamente Ancona e la sua provincia”.

 
 
 
 

 

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