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Incendio Casali, un anno dopo: Ondaverde presenta un esposto in Procura

Un dossier di 24 pagine e 14 allegati per chiedere alla magistratura eventuali reati omissivi e ambientali commessi nella gestione del rogo del 17 luglio 2015. Testimoni raccolti anche sui social

Un esposto per far verificare alla magistratura eventuali risvolti penali nella gestione dell'incendio Casali. A quasi un anno dall'evento nella fabbrica di bitumi alle porte di Castelferretti, Ondaverde onlus, attraverso l'avvocato Monia Mancini, ha chiesto alla Procura di accertare le responsabilità nella gestione dell'emergenza. Ben 24 pagine di esposto e 14 allegati che comprendono anche i dialoghi sui social network intercorsi tra i cittadini quella mattina del 17 luglio 2015. "I social – spiega Loris Calcina, presidente di Ondaverde – sono stati fondamentali perché quella mattina tutte le telefonate che arrivavano al numero verde per le emergenze del Comune andavano a vuoto. L'allora comandante Martelli era in ferie, aveva comunicato che non aveva possibilità di assolvere al servizio ma nessuno ha fatto niente. È mancato un anello di conoscenza importante. Tra l'incendio e l'attivazione delle comunicazioni ai cittadini sono passate ore. Vogliamo sapere cosa non ha funzionato e se ci sono responsabilità". 

C'è di più. L'esposto mette in evidenza che le uniche centraline per il rilevamento dei dati atmosferici funzionanti erano a Villanova e a Fiumesino mentre, stando ai messaggi, la maggior parte delle esalazioni si sono propagate, agevolate dai venti, verso Palombina Vecchia. Stando a quanto ricostruito da Ondaverde, due persone, residenti in centro (via Pergolesi e in piazza del Municipio), ricorsero al pronto soccorso dell'ospedale di Torrette. Lamentavano cefalea. I medici scrissero nella diagnosi di entrambe "lieve intossicazione". Uno dei due pazienti chiese di essere dimesso nonostante il parere contrario del medico e la prescrizione di un ossigenoterapia. L'esposto non indica ipotesi di reato. Tuttavia, secondo gli estensori, si potrebbero riscontrare interruzione di pubblico servizio, reati ambientali o omissivi. "Ovviamente – spiega l'avvocato Mancini - abbiamo rimesso questa funzione alla Procura e ci siamo limitati a evidenziare quanto avvenuto e le lacune riscontrate. Cerchiamo di avere un maggior chiarimento su quello che sono stati gli strascichi della nube anche perché l'area di Falconara merita tutte le attenzioni da parte di enti territoriali deputati. L'uso dei social? Come un insulto su Facebook può essere reato, può essere anche una testimonianza. Sono prove. La magistratura se vuole può sentire le persone come informate sui fatti".

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