Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Montirozzo / Via Carlo Crivelli

Omicidio, torna in discussione la posizione del killer: disposta una nuova perizia su Antonio Tagliata

Nessuna sentenza e udienza rinviata al 29 novembre per conferire l’incarico di una nuova perizia sul 20enne al professor Giovanni Battista Camerini, psichiatra specializzato in neuropsichiatria infantile

Antonio Tagliata all'uscita dal tribunale

Serve una nuova perizia psichiatrica per valutare definitivamente la capacità di intendere e di volere al momento del delitto da parte di Antonio Tagliata, il killer che il 7 novembre 2015 uccise i coniugi Giacconi in via Crivelli con 8 colpi di pistola Beretta semiautomatica. In primo grado il giovane era stato condannato a 20 anni di reclusione con rito abbreviato per duplice omicidio premeditato, senza il riconoscimento della seminfermità mentale riscontrata dalla perizia dello psichiatra bolognese Vittorio Melega. Ed è proprio su questo che si riapre la partita processuale, in un braccio di ferro tra il Procuratore Ernesto Napolillo da una parte, che va oltre la conferma della prima sentenza e anzi chiede l’annullamento delle attenuanti generiche. Dall’altra l’avvocato difensore Manfredo Fiormonti convinto della necessità di una nuova perizia psichiatrica per il suo assistito. Stamattina il ribaltamento di fronte. La Corte d’Assise D’Appello di Ancona ha deciso: nessuna sentenza e udienza rinviata al 29 novembre per conferire l’incarico di una nuova perizia sul 20enne al professor Giovanni Battista Camerini, psichiatra specializzato in neuropsichiatria infantile. 

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La perizia psichiatrica della discordia

Una decisione, quella della giuria popolare, che ora rimette in discussione la posizione di Tagliata, senza dubbio autore del delitto ma sulle cui condizioni mentali resta il dubbio. Dubbi mai avuti dal Gup anconetano Paola Moscaroli che, in primo grado, aveva condannato Antonio Tagliata dopo aver sconfessato la relazione tecnica di Melega nella quale, stando a quanto scritto dal giudice nelle motivazioni, si riscontrerebbero giudizi arbitrari e contraddizioni. Per lo psichiatra bolognese, Antonio Tagliata sarebbe affetto da un “disturbo generalizzato dello sviluppo che avrebbe compromesso e scemato grandemente la sua capacità di intendere e di volere”. Si tratterebbe di un vero e proprio disturbo mentale con tratti autistici, accompagnato ad un quoziente intellettivo basso, ben al di sotto della norma della popolazione. Ma il Gup non ha mai preso in considerazione questa idea perché almeno di due debolezze avrebbe sofferto la perizia: partiva da premesse sbagliate e ometteva elementi decisivi per la valutazione dell’imputato. Premesse sbagliate, quando il perito prende in esame i 3 fogli manoscritti piegati e uniti con una graffetta metallica da Antonio Tagliata in cui racconta del delitto che sarebbe poi andato a commettere. Parole da lasciare ai posteri nella mente del killer, per scagionare il padre, con un passato giudiziario, da eventuali accuse. Secondo il perito quei messaggi sarebbero stati scritti in momenti diversi. Peccato che le analisi forensi ne avevano confermato la stessa composizione, la morfologia dei tratti lo stesso mezzo di scrittura, ma soprattutto non si capirebbe come avrebbe potuto redigere gli scritti dopo il delitto dato che sono stati sequestrati a casa dei genitori dove non era più tornato. “Il fatto che il Tagliata, in sede di colloquio col dott. Melega, offra una versione diversa circa il momento e il luogo di redazione dei fogli manoscritti appare espressione di una strategia difensiva legata alla portata rilevante che gli stessi scritti sono suscettibili di rivestire in un punto di prova della premeditazione del delitto” scrive il Gup. Poi tutto quel materiale investigativo raccolto dai Carabinieri capace di descrivere un ragazzo diverso da quello tratteggiato dal perito, differente dal 19enne con difficoltà a capire le situazioni, incapace di avere comportamenti finalizzati ad un obiettivo. Tutt’altro che confuso, anzi molto lucido Antonio Tagliata quando, subito dopo l’arresto, parla con la madre e racconta dell’omicidio con assoluta freddezza e distacco. Al punto da ricordare il momento in cui freddò Roberta Pierini mentre era a terra, al punto da commentare con ironia: «Era per terra, le ho dato un colpo secco in testa, dillo a papà che urlava come una gallinella».

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