Uscita Ovest, Sel-Abc: «Calendario fermo a 15 anni fa»

«Ci vogliono convincere che non esiste altra possibilità rispetto al traffico su gomma e dall'imponente impatto ambientale»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Lo spettacolo offerto dal consiglio comunale aperto  di venerdì 16 gennaio dedicato alla realizzazione dell'uscita ovest non ha modificato di nulla ciò che negli ultimi 15 anni le amministrazioni susseguitesi hanno raccontato alla città in relazione all'annoso problema del traffico in entrata ed in uscita dal porto dorico.

Il mantra, ripetuto da politica locale e nazionale e pedissequamente seguito da categorie produttive e commerciali, vuole convincere tutti che , per quanto riguarda il trasporto delle merci, non esiste altra possibilità rispetto al traffico su gomma e dunque della necessità impellente di cantierare opere infrastrutturali dall'imponente impatto ambientale e paesaggistico.

Una visione questa che denota la totale subalternità culturale delle classi dirigenti di questo paese ad un modello di sviluppo ormai superato dalla storia perennemente proiettato all'aumento dei traffici e dei profitti in barba ai diritti sociali di intere comunità di cittadini.

È in questo quadro che si inserisce l'uscita ovest: un'opera mastodontica per impatto ambientale e consumo di suolo, dal progetto economico finanziario insostenibile , rischiosa per l'area in frana su cui poggia. Un'opera che, alla faccia dell'intermodalità a cui il nord Europa guarda da anni con successo, condanna la città di Ancona al trasporto su gomme come unica possibilità di sviluppo.

A tutto questo occorrerebbe dunque preferire un modello di sviluppo diverso e alternativo, rispettoso dell'ambiente e dei diritti sociali dei cittadini e che parta da una radicale conversione ecologica del nostro tessuto produttivo.

Occorrerebbe dunque e sarebbe occorso, per la risoluzione del problema traffico in uscita ed in entrata dal porto, come storicamente sostenuto dalla sinistra radicale anconetana a cui rivendichiamo l'appartenenza, perseguire la strada del trasporto delle merci su rotaia evitando di stuprare un territorio già vittima della frana 1982.

Ma tutto questo non è mai stato neanche preso in considerazione ed il consiglio comunale del 16 gennaio ne è stata l'ennesima triste rappresentazione.

Ad Ancona dunque il calendario si è fermato a 15 anni fa con buona pace del resto d'Europa che intanto avanza in tutt'altra direzione.

Francesco Rubini e Stefano Crispiani, Gruppo consiliare SEL - Ancona Bene Comune

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