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Politica, Tombolini (60100): «Ancona senza più una regia»

Viviamo in una città che sente pressante la necessità di cambiare e soffre gli stessi spasmi del personaggio kafkiano nella Metamorfosi

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

La concertazione dimenticata. Viviamo in una città che sente pressante la necessità di cambiare e soffre gli stessi spasmi del personaggio kafkiano nella Metamorfosi, ma il metodo purtroppo rimane quello dei tentativi che ciascuno di noi sente di dover fare per dare il suo contributo, senza produrre cambiamento alcuno. Le associazioni di volontariato, che sono in questo momento le più attive, l’Autorità Portuale e le associazioni di categoria, i cittadini che dicono la loro, sono voci che rimangono assoli inascoltati da un direttore d’orchestra sintonizzato su un altro canale.

Il problema fondamentale è quello dell’assoluta mancanza di regia, la concertazione di cui l’Amministrazione dovrebbe essere il motore è spenta e continua,  per difetto di visione e carenza di autorevolezza, a proporre soluzioni elaborate esclusivamente nelle segrete stanze del palazzo. E così le molteplici forze che spingono per una ripartenza vivace invece che orientarsi univocamente nella stessa direzione assumono orientamenti opposti in quella che diventa l’apoteosi del “ tutti contro tutti”. Progetti presentati dagli uni che sono giudicati come “graziose idee” dall’Amministrazione;  grandi progetti che sono corretti dalla Soprintendenza, costretta ad affermare il ruolo fondamentale che la normativa gli attribuisce; linee giuda di sviluppo del territorio che nascono zoppe perché partorite all’interno di un Palazzo troppo lontano dalla città.

Ormai nel Capoluogo la politica ha smarrito da tempo il suo ruolo principe, quello di essere recettore di istanze, ascoltatore attento delle proposte sviluppatesi in maniera orizzontale, incapace di definire strategie condivise anche attraverso l’implementazione degli indirizzi di crescita del territorio. Così la “concertazione” è tutta da inventare ed il ruolo della politica e delle sue visioni continua a latitare. Dire “povera Ancona” però non è lecito perché questa città ed i suoi cittadini continuano a credere nella validità di un progetto politico che è diventato soltanto una macchina elettorale e nulla più, capace solo di mobilitarsi e discutere dimenticando il collegamento con la “gente”, senza che dietro ci sia un aggancio reale con gli  iscritti (ridotti al lumicino) e con una direzione politica che ormai non esiste più. È tempo che la gente torni a considerare la politica come il collante tra il “territorio e il Governo”. 

Stefano Tombolini (60100 Ancona)

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