Integrazione tra ospedale di Osimo e INRCA, Gallina Fiorini: «Alzare barricate non serve»

L’integrazione con l’Inrca è il percorso più fattibile stante le condizioni attuali, per avere ancora un ospedale di qualità nell’area a sud di Ancona

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Provo a fare alcune riflessioni sull'argomento, partendo innanzitutto da una premessa: si tratta di un percorso che parte da lontano, almeno dal 2009, con atti della Regione Marche, protocolli d'intesa e convenzioni per la gestione in comune tra le due strutture di alcune prestazioni medico-sanitarie. Chi parla di mancata trasparenza o grida allo scandalo non conosce bene i fatti oppure è in malafede e mira a fare solo polemiche di natura politica. Secondo aspetto da chiarire: l'Inrca è un ente di diritto pubblico, quindi è del tutto falso e privo di ogni fondamento affermare che questo processo di integrazione porterà ad una privatizzazione della sanità locale. Terzo punto: occorre contestualizzare l'argomento. L'operazione tra Ospedale di Osimo e Inrca si inserisce in un quadro di riorganizzazione della sanità marchigiana e nazionale con la quale dobbiamo fare i conti. Il decreto ministeriale 70 del 2015 ridefinisce le reti ospedaliere sulla base dei bacini di utenza (ossia del numero degli abitanti coinvolti). Si può obiettare, a ragione, che la sanità non può essere solo una questione di numeri e di utenti. Ci si può lamentare del fatto che la Val Musone è stata tra le più penalizzate negli ultimi anni, e questo è un dato oggettivo. Ma alzare le barricate e dire semplicemente "l'Ospedale non si tocca" è un modo del tutto inefficace di affrontare il problema. Magari può far presa su una parte della cittadinanza, ma concretamente non ha portato e non porterà ad alcun risultato. Lo si è visto bene in questi anni. Significa non volere il bene di Osimo, perché questo è il modo migliore per rinunciare a partecipare alla riorganizzazione in atto, delegare tutto all'ente Regione, mettendosi in una contrapposizione che di certo non salverà l'ospedale della nostra città. L'integrazione con l'Inrca è un percorso, probabilmente il più fattibile stante le condizioni attuali, per avere ancora un ospedale di qualità nell'area a sud di Ancona. Come ha fatto capire il direttore generale dell'Asur Alessandro Marini, intervenuto nell'ultimo consiglio comunale di Osimo, il nostro Ospedale restando dentro il suo attuale perimetro dell'Area Vasta 2 (dove figurano anche Jesi, Fabriano e Senigallia) ed essendo vicino geograficamente all'area di Ancona, andrebbe verso un probabile declassamento, con la sua trasformazione in ospedale di base, che prevede un Pronto Soccorso e tre reparti: Medicina, Chirurgia e Ortopedia.

L'unico modo per essere un Ospedale di primo livello con tutti i suoi reparti specialistici sarebbe proprio l'inserimento nell'orbita dell'Inrca, che rappresenta uno dei quattro pilastri della sanità marchigiana, insieme al polo delle Torrette, l'Asur (Azienda sanitaria unica regionale, con le sue cinque aree vaste), e l'Azienda Ospedaliera Marche Nord. L'Inrca inoltre, a differenza degli altri istituti, potrà godere sia dei finanziamenti regionali in materia di sanità, sia di risorse ulteriori previste per la ricerca in ambito scientifico. Un fattore non trascurabile. Sarà fondamentale poi assicurarsi che i reparti attualmente presenti ad Osimo, rimangano fisicamente nella struttura del SS. Benvenuto e Rocco, fino alla completa realizzazione e inaugurazione del nuovo nosocomio previsto all'Aspio. Questo è un punto fermo imprescindibile. Il fatto che il nuovo ospedale dell'Aspio, con caratteristiche di primo livello, sia poi da considerarsi un ramo d'azienda dell'Inrca e non dell'Asur, non impedisce che sia al servizio di tutte le fasce di popolazione, e non soltanto rivolto all'utenza geriatrica, che pure è una fetta rilevante del nostro territorio e sarà sempre più preponderante nell'immediato futuro. Certo occorrerà concertare questo passaggio con le organizzazioni sindacali e garantire parità di condizioni contrattuali a tutti gli operatori sanitari attualmente coinvolti. Su questo non devono esserci scorciatoie. Ma il vero problema, a mio avviso, non è tanto interrogarsi sui pro e contro dell'integrazione con l'Inrca. Il problema è riuscire a dotare finalmente la zona sud di Ancona di una struttura all'avanguardia di cui si parla ormai da anni. Se si è individuata nell'integrazione con l'Inrca la strada più rapida per raggiungere questo obiettivo, dopo il fallimento dell'ipotesi originaria di San Sabino, che si vada avanti in questa direzione celermente e senza ripensamenti, perché l'alternativa sarebbe perdere anche quest'ultimo treno, con conseguenze drammatiche per il nostro territorio.

DIEGO GALLINA FIORINI - Consigliere Comunale Pd Osimo

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