Marche, cemento triplicato in 50 anni ma ora la Regione dice basta

In poco più di 50 anni il territorio marchigiano occupato da edifici è aumentato del 275% e ora si lavora ad una legge regionale. Ieri mattina ad Ancona c'era Fabrizio Barca, dirigente del Ministero dell'Economia

In poco più di 50 anni il territorio marchigiano occupato da edifici è aumentato del 275% eppure la popolazione è cresciuta appena del 15%. Dal 1954 al 2010 siamo passati da 13mila a quasi 47mila ettari di superficie urbanizzata. Per ogni marchigiano ci sono 319 metri quadrati di urbanizzazione. Nel 1954 erano 98,63. Sono questi i numeri di partenza del convegno che si è tenuto ieri mattina al teatro delle Muse di Ancona alla presenza di Fabrizio Barca, dirigente generale del Ministero dell’Economia, e Silvia Viviani,  presidente dell’Istituto nazionale Urbanistica. "Questo è l'inizio di una discussione da parte della Regione - ha spiegato dirigente regionale a Urbanistica e Paesaggio, Achille Bucci - sui temi del territorio. Una fase culturale più che politica. L'obiettivo è costruire sull'esistenza e tutelare l'ambiente".

La Regione, da anni, è al lavoro per dotarsi di una legge urbanistica. Discussione che è andata avanti, si è arenata e ora viene ripresa dalla nuova giunta come punto di partenza. Tra certezza del diritto, snellimento delle procedure, coerenza con il modello di sviluppo economico, rapporto tra zone rurali e aree urbane da riannodare. «Rivedere la proposta di legge del governo del territorio –  sostiene la vicepresidente Casini - è un obiettivo condiviso da tutta la giunta, così come riprendere il percorso di adeguamento del Piano paesaggistico ambientale regionale. La normativa attuale risale agli anni ’90. In quel periodo ha svolto il suo dovere preservando gli aspetti ambientali, geomorfologici, botanici e paesaggistici del territorio, ma adesso c’è la forte esigenza di aggiornare le regole ai nuovi contesti».

«I nuovi confini delle città sono ridisegnati dalle comunità - ha detto Barca - La novità, con la scomparsa delle province, è proprio questa. In Italia molta imprenditoria è privata ma anche pubblica o originata dalle associazioni. Soggetti che vedono alleanze tra comuni e territori che permettono di costituire aree vaste non decise da amministratori. Nelle aree interne, come strategia nazionale, stiamo dicendo ai Comuni che c'è la possibilità di riprogrammare insieme le postazioni ambulatoriali, la mobilità, le scuole, l'uso delle foreste. Da queste alleanze tra sindaci e dirigenti nascono aree di stampo moderno». Proprio oggi, a Scandicci, Marche con Umbria, Toscana ed Emilia Romagna si incontreranno per lavorare insieme sulle carte geologiche. Un accordo volontario ma anche questo simbolo di confini più dinamici di un tempo.

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