Bimbo morto per un'otite a 7 anni, al via il processo contro il medico omeopata

Il nonno e lo zio del piccolo si sono costituiti parte civile contro il dottor Massimiliano Mecozzi, accusato di omicidio colposo: «Vogliamo giustizia». Già condannati i genitori

Massimiliano Olivieri, il nonno di Francesco, con l'avvocato Federica Mancinelli

«Il sentimento che proviamo è un profondo dolore, ma anche una profonda fiducia nella giustizia. Aspetteremo l’esito del processo, ma per noi genitori e nonni cambia poco: Francesco non c’è più. Chiediamo solo che si faccia piena giustizia perché, per il resto, il danno che abbiamo subito è irrisarcibile». A parlare è Maurizio Olivieri, il nonno materno di Francesco Bonifazi, il bimbo di Cagli morto a 7 anni il 27 maggio 2017 al Salesi, dov’era ricoverato per un’otite degenerata in encefalite e curata con rimedi omeopatici.

La tesi dell'accusa

Il nonno materno del piccolo e lo zio Riccardo Bonifazi, in qualità di erede del nonno paterno deceduto nei mesi scorsi, assistiti rispettivamente dagli avvocati Federica Mancinelli e Daniela Gori, si sono costituiti parte civile nel processo che si è aperto questa mattina nel tribunale di Ancona a carico di Massimiliano Mecozzi, il 57enne medico omeopata di Pesaro (difeso dall’avvocato Fabio Palazzo del foto di Milano) accusato di omicidio colposo per la morte del bambino che aveva seguito durante la malattia. Sul quantum della richiesta di risarcimento danni c’è riserbo: «Non si può parlare di cifre davanti alla tragedia della morte di un bambino» ha commentato l’avvocato Mancinelli. Secondo le ragioni del pm Daniele Paci, il medico curante, interpellato più volte dai genitori del piccolo Francesco all’insorgenza della malattia il 7 maggio 2017, sia telefonicamente sia su Whatsapp, avrebbe «sottostimato il quadro clinico che indicava un’infezione di elevata gravità» e avrebbe «trascurato i sintomi della sua evoluzione ascessuale». Inoltre, avrebbe omesso di procedere ad una visita otoscopica e a predisporre approfondimenti diagnostici, prescrivendo una terapia esclusivamente a base di medicinali omeopatici, senza terapie antibiotiche (raccomandate dalle linee guida della Società italiana di Pediatria nei soggetti con sintomatologia grave e, in particolare, con «otorrea da perforazione e in quelli con storia di ricorrenza») e prospettando ai genitori l’insorgenza di gravi malattie, come la sordità o il coma epatico, nel caso avessero somministrato al bambino farmaci antibiotici e tachipirina, esortandoli a non accompagnarlo all’ospedale. Il tutto, nonostante un quadro clinico caratterizzato da un’otite medio-acuta che si è via via aggravata, con dolore prima all’orecchio destro, poi al sinistro, la fuoriuscita abbondante di liquido da entrambi, febbre quasi a 40°, cefalea, dimagrimento, irritabilità e apatia. Per la procura, il medico avrebbe mantenuto una condotta di negligenza, imprudenza e imperizia sin dai primi contatti telefonici durante la prima fase della malattia, ma anche in occasione di una visita ambulatoriale del 18 maggio 2017 a Fano e in una visita domiciliare, giudicata tardiva, il 23 maggio successivo. 

I genitori condannati 

Alla prima udienza non ha partecipato il medico imputato, che nel frattempo è tornato al suo lavoro dopo la scadenza della sospensione imposta dal gip di Urbino. Nei suoi confronti la commissione disciplinare dell’Ordine dei Medici di Pesaro ha inflitto altri 6 mesi di stop per violazione dell’articolo 13 del codice deontologico, ma Mecozzi ha fatto ricorso e la decisione è stata sospesa in attesa di discussione davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie. All'apertura del processo non ha partecipato neppure l’avvocato Federico Gori, legale di Marco Bonifazi e Maristella Olivieri, i genitori del bambino che a giugno sono stati condannati a 3 mesi di reclusione per concorso in omicidio colposo, riconoscendo in loro il mancato esercizio «dell’obbligo di protezione nei confronti del figlio». La scelta di affidarsi a Mecozzi è stata giudicata «inadeguata e imprudente» perché hanno visto nell’omeopata «l’unica figura di riferimento nonostante la rigidità del professionista nell’approccio all’uso di terapie vaccinali e antibiotiche». I genitori respingono le accuse e hanno presentato ricorso contro la sentenza di condanna in primo grado. 

Campagna contro le fake news

Anche l’Unione Nazionale Consumatori, oltre ai nonni materni e paterni, si è costituita parte civile nel processo contro il medico omeopata tramite l’avvocato Corrado Canafoglia che ha chiesto un risarcimento di 50mila euro da devolvere a una campagna di prevenzione contro le fake news: «Vogliamo si faccia massima chiarezza su questa tragica vicenda perché episodi del genere non devono più accadere», ha spiegato il legale. Il processo è stato rinviato al 14 gennaio 2019, su richiesta dell’avvocato dell’imputato, perché in pendenza di trattative con le compagnie di assicurazione. 

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