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Cronaca

Il vecchio faro del Cardeto, un patrimonio senza vita: «Museo o spazio espositivo, purché sia visitabile da tutti»

Nel piano di rigenerazione del parco del Cardeto resta fuori la struttura del vecchio faro. La torre che si erge sul colle vista mare rimane un patrimonio cittadino inutilizzato. Le associazioni lanciano idee su come farlo rivivere

ANCONA - E’ uno dei simboli della città. Ma non ha ancora trovato la sua collocazione sul fronte della riqualificazione. Il vecchio faro del Cardeto se ne sta lì, come un gigante stanco e rassegnato. E anche un po’ decadente, viste le condizioni in cui versa. Il piano di rigenerazione del Cardeto è fatto. C’è una destinazione di utilizzo per ciascuna delle aree e degli edifici che verranno riqualificati: l’ex caserma Stamura ospiterà la sede dell’Archivio di Stato, i sei stabili adiacenti, nell’idea dell’amministrazione comunale, potrebbero trasformarsi in una biblioteca multimediale, un caffè letterario, un bike sharing e altri spazi da destinare all’università e alle associazioni culturali. Insomma c’è una prospettiva abbastanza chiara su quasi  tutto. Man non c’è, invece, nulla di pianificato sul vecchio Faro. Quella torre, simbolo della città, che si erge sul colle del Cardeto e guarda l’orizzonte tra cielo e mare, non si sa che fine farà. O meglio, c’è una questione che riguarda la proprietà della struttura. Il vecchio faro, infatti, è del demanio. Ma ciò non toglie, però, che il Comune possa intervenire in qualche modo per dare nuova vita anche a quello spazio.

Le idee

Smontata sul nascere l’idea dell’ingegnere Carmine Fioravante di realizzare un ristorante di culto al vecchio faro, la struttura rimane orfana di nuove progettualità. Un tempo l’associazione culturale Nie Wiem aveva costruito un’estate di eventi nel verde circostante: dallo yoga la mattina presto alle letture di poesie e presentazioni di libri la sera, con tanto di bar aperto fino a mezzanotte. Poi, dopo una serie di problematiche relative alla logistica, l’esperienza non è stata più ripetuta. Ma il fascino di quella parte di città è sempre molto alto e sprigiona suggestioni che fanno sognare gli anconetani. «Si potrebbe farlo diventare un museo - suggerisce Natalia Paci dell’associazione Nie Wiem - uno spazio espositivo, o comunque un luogo visitabile dalla cittadinanza». Ecco, perchè il nodo cruciale è proprio questo.

Uno spazio aperto

Il vecchio faro è un luogo simbolo per tutti gli anconetani, molti dei quali non l’hanno mai visto da dentro. Quindi, nella speranza che venga fatto qualcosa per riqualificarlo, il concetto portante è: «che rimanga fruibile dalle persone» afferma il presidente dell’associazione ambientalista Il Pungitopo, che sull’idea del ristorante di lusso rimane perplesso. «Siamo all’interno di un parco pubblico - continua - per carità, bene anche un ristorante, purché rispetti il luogo e non ne snaturi la destinazione al pubblico utilizzo». Insomma, il messaggio è chiaro: il vecchio faro del Cardeto è un patrimonio della città e gli anconetani vorrebbero avere la possibilità di viverlo e farlo rivivere in qualche modo. «Credo che la strategia migliore - prosegue Belelli - sia creare una sinergia tra Comune, Demanio e Ministero dei beni culturali affinché si trovi una soluzione per quel posto e diventi un luogo dove i visitatori possano apprezzarne la bellezza». «Deve rimanere un patrimonio della collettività - incalza Natalia Paci - qualsiasi associazione o ente che un giorno ne prenda la gestione, deve garantirne la fruibilità da parte dei cittadini».

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