Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Fabriano

Strage di Corinaldo, nuovo processo per uno della banda

Moez Akari è accusato di tre furti di collanine in una discoteca di Fabriano, avvenuti due mesi prima della Lanterna Azzurra. Finì nei guai dopo un controllo dei carabinieri che poi si rivelò fondamentale per la svolta delle indagini

FABRIANO - Se non avessero commesso un furto di collanine anche a Fabriano, due mesi prima di Corinaldo, probabilmente la banda dello spray non sarebbe stata mai identificata, almeno nella completezza degli elementi che ne facevano parte. Ma il 14 ottobre del 2018 una pattuglia dei carabinieri di Fabriano aveva fermato un'auto con a bordo tre della banda della Bassa Modenese, quella che la notte tra il 7 e l'8 dicembre del 2018 provocò una fuga di massa dalla Lanterna Azzurra costata la vita a cinque minorenni e ad una mamma di 39 anni. Ad uno, Moez Akari, 26 anni, i militari di Fabriano avevano trovato in tasca una collanina d'oro rubata quella stessa sera alla discoteca Aera, del posto. Nel locale altri due giovani avevano subito il furto delle collane d'oro. Tutti furti con strappo. In due casi però le collanine erano cadute a terra e i proprietari le avevano riprese. Per quei tre furti Akari è finito a processo al tribunale di Ancona. Per i fatti della Lanterna Azzurra sta scontando una condanna definitiva a 11 anni e 6 mesi. Proprio gli accertamenti fabrianesi sono stati fondamentali per arrivare alla banda della strage, specializzata a creare diversivi nelle discoteche per derubare i giovani frequentatori. A Corinaldo per i furti usarono uno spray al peperoncino che causò una fuga di massa e i morti. I carabinieri di Fabriano, due mesi prima, avevano fermato la vettura con a bordo Akari e altri due della banda dello spray, c'erano secondo le accuse anche Riccardo Marchi, 25 anni, bolognese, l'ottavo della banda che è entrato nel processo della strage solo in un secondo momento (è stato condannato a maggio scorso in abbreviato a 10 anni e 5 mesi per la Lanterna Azzurra) e Andrea Cavallari (questo condannato in Cassazione a dicembre scorso a 11 anni e 10 mesi).

Era un semplice controllo e addosso ad Akari era stata trovata una catenina d'oro rubata nella discoteca fabrianese poco prima. Il procedimento per i tre furti di Fabriano era rimasto fuori dagli episodi della Lanterna, dove sono stati contemplati altri furti in altre discoteche ma non quelli di Fabriano. Questa mattina l'udienza davanti alla giudice Tiziana Fancello, dove è stato sentito uno dei derubati, un 30enne di Matelica, che però non è stato in grado di dire chi gli aveva rubato la collanina perché lo strappo era avvenuto di spalle. L'udienza è stata poi rinviata all'11 dicembre per mancata traduzione in tribunale dell'imputato. In questo processo Akari è difeso dall'avvocato Emanuela Bruno. Risalendo al controllo di Fabriano, dopo i fatti della Lanterna, i carabinieri del Nucleo Investigativo avevano messo i cellulari sotto controllo e intercettando le conversazioni si è arrivati alla banda di Corinaldo. Un altro elemento di spicco era stato il dna di Ugo Di Puorto, ritenuto il capo della banda, trovato nel tasto della bomboletta al peperoncino abbandonata in discoteca dopo lo spruzzo alla Lanterna Azzurra. C'era finita una goccia di sudore di Di Puorto. 
 

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