La famiglia che scoppia, denunce reciproche tra madre e figlie: il caso finisce in tribunale

In questa intricata vicenda familiare, ci sono stati anche altri due casi: uno con la madre accusata di violenza sulle figlie e l’altro che vede la donna vittima di violenze da parte del marito

Foto di repertorio

«Ma possibile che non ci sia modo di riconciliarsi con sua figlia? In tanti anni di carriera non ho mai visto una cosa del genere». Era rimasto perplesso anche un giudice di lungo corso come Paolo Giombetti che, sul finire della sua carriera, si era rivolto così alla madre che aveva portato a processo per maltrattamenti la figlia più grande, che oggi ha 27 anni. Un processo che dovrà ricominciare da capo proprio per il cambio del giudice in corsa. Ma questo è solo l’ultimo procedimento giudiziario che coinvolge madre e figlie. Già, perché dopo anni di denunce incrociate, c’è un altro processo: quello di cui si è dibattuto stamattina e vede oltre la figlia 27enne anche la sorellina di 20 puntare il dito contro la madre. L’accusa è di omesso mantenimento perché, dopo la separazione dal marito, non avrebbe mai sostenuto economicamente le figlie. «Mi sono diplomata al liceo, il mio sogno era studiare all’Università ma non ho nessuno che me la paghi e così sto cercando un lavoro» ha testimoniato la 20enne di fronte al giudice Carlo Masini. Sul banco dei testimoni anche la dirigente scolastica dell’istituto superiore dove di era diplomata a ricordare come dovette intervenire la scuola per pagare alla ragazza alcuni libri e, all’ultimo anno, anche la gita scolastica. «Esperienza fondamentale nel percorso di apprendimento finale di uno studente» ha precisato la preside.

Lorenzo Manfredi-2Tra le testimonianze anche la figlia 27enne che, insieme alla sorella, si è costituita parte civile tramite l’avvocato Lorenzo Manfredi (foto a sinistra). E’ stata lei a parlare della storia familiare, ripercorrendo i momenti più bui, con una determinazione interrotta solo dai ricordi che lasciano spazio al dolore. In questa intricata vicenda familiare, ci sono stati anche altri due casi: uno con la madre accusata di violenza sulle figlie, archiviato dal giudice e rimasto senza appello perché la notifica della sentenza era arrivata nella casa familiare, dove ormai viveva solo la madre, rientrata in possesso dell’appartamento dopo la morte del marito nel 2015. L’altro vedeva la donna, sostenuta dall’associazione “Donne e Giustizia”, come vittima di violenze da parte del marito, poi archiviato per decesso del reo. Ed è proprio nel 2015 che l’ormai ex moglie era tornata in casa e, secondo le accuse, aveva cambiato le serrature, impedendo il rientro delle figlie nella casa dovve avevano abitato con la nonna. Tanto più che la più piccola aveva vissuto diversi mesi in una comunità protetta. «Noi avevamo chiesto alla signora di aspettare a rientrare in casa, quanto meno il tempo sufficiente perché le figlie potessero elaborare il lutto del padre - ha raccontato un’assistente sociale - Ma non c'era stato verso perché da entrambe le parti non vi era la volontà di mediare».

Accuse rigettate dalla difesa dell’avvocato Linda Cavalieri (foto in basso), per cui l’assistita ha sempre provveduto ai bisogni non solo della figlia minorenne, ma anche del terzo figlio che è sempre stato con la madre. La donna ha sempre pagato mutuo e utenze della casa familiare dove le ragazze vivevano col padre. Poi è rientrata in quella casa dopo la morte dell’uomo per rispondere ai bisogni del terzo figlio (oggi minorenne). Inoltre avrebbe voluto prendersi cura anche della figlia minorenne una volta rientrata in possesso dell’appartamento ma, sempre secondo la difesa, è stata la figlia oggi 20enne a dire “no”. Insomma per l'avvocato Cavalieri, la donna imputata non solo ha le prove dell’infondatezza dell’accusa di omesso pagamento con mail e bonifici, ma si è dimostrata sempre pronta alla riconciliazione, trovando un atteggiamento di ostruzionismo da parte delle figlie. 

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Prosegue dunque il processo a carico della madre, con l’avvocato Manfredi pronto a dare battaglia perché convinto che la donna abbia le possibilità economiche per contribuire al sostentamento delle ragazze. Prossima udienza fissata al 5 marzo, quando sarà ascoltata l’imputata. Ad oggi, in attesa che ricominci l’altro processo che vede la 27enne imputata e la madre vittima, le due ragazze vivono sole, in cerca di un lavoro e aiutate dai Servizi Sociali. Lontane da quella madre a cui, nel 2016, il Tribunale per i Minorenni aveva anche tolto la potestà genitoriale sulla minorenne. 

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