L’inchiesta a fondo degli appalti di anni fa, tra opere bloccate e progetti scomparsi

Le indagini della Procura dorica nell’ambito dell’inchiesta “Ghost Jobs” stanno scavando a fondo e a ritroso nel tempo. I poliziotti della Squadra Mobile stanno ricostruendo anni di appalti pubblici

Polizia in comune

Potrebbe essere stato un sistema durato anni quello messo in atto da Simone Bonci, il geometra infedele, arrestato con l’accusa di aver preso tangenti per favorire imprese amiche negli appalti dei lavori pubblici ad Ancona. Già, perché le indagini della Procura dorica nell’ambito dell’inchiesta “Ghost Jobs” stanno scavando a fondo e a ritroso nel tempo. I poliziotti della Squadra Mobile, diretti dal capo Carlo Pinto, stanno ricostruendo anni di appalti pubblici; stanno studiando pile di documenti, anche molto datati, sequestrati nel blitz dello scorso 7 novembre; stanno interrogando imprenditori che, già nel 2015 e 2016, avevano avuto a che fare con il Comune del capoluogo e avrebbero avuto non pochi grattacapi con alcuni appalti. Che cosa cerca la polizia? Forse la prova di come le tangenti servissero non solo ad avere qualche suggerimento sul ribasso da proporre all’asta, ma anche a giocare sporco fino in fondo, fino a far sparire i documenti della concorrenza. Altrimenti qualcuno si sarebbe potuto accorgere che vincevano sempre gli stessi e che vincevano nonostante le altre proposte, più economiche e più valide, sicuramente migliori rispetto quelle di chi aveva un “santo in paradiso” e di chi, in un modo o nell’altro, andava favorito perché mettesse le mani sul cantiere. 

Il caso dell’impianto di cremazione al cimitero 

Tra chi non ha mai più rivisto i propri documenti c’è un’azienda anconetana il cui caso risale al 2016, quando presero il via le procedure di project financing per la realizzazione di un impianto di cremazione al cimitero di Tavernelle. Il progetto era previsto dal piano triennale delle opere pubbliche del triennio “2015-2017”. Valore stimato 1.400.000 euro. Il Comune avrebbe dovuto affidare tutto ad un privato, che poi si sarebbe fatto carico di tutte le spese di realizzazione, al fine di ottenere profitto dalla gestione dell’impianto per un determinato periodo di tempo. Un’opera mai realizzata. Perché? Che cosa è successo al crematorio di Tavernelle? Per aggiudicarsi quel lavoro si fecero avanti diversi imprenditori, ma, dopo la presentazione dei progetti, il bando venne bloccato. 

La mail indirizzata al sindaco e al dirigente del Comune

Fu di fronte a questo stop che la ditta anconetana chiese conto dell’accaduto, facendo richiesta di accesso agli atti per verificare le proposte della concorrenza e rientrare in possesso delle carte del proprio progetto. Fu proprio il legale rappresentante di quella ditta, con una formale mail di posta certificata indirizzata al sindaco Mancinelli e all’allora dirigente dell’Ufficio lavori pubblici, a chiedere il rilascio della documentazione inerente il bando. Non solo perché è un diritto l’accesso ai documenti amministrativi di un Comune per chiunque ne abbia interesse, ma anche perché, in quella vicenda, il Comune di Ancona non avrebbe mai pubblicato l’avviso con cui individuava i criteri di selezione delle varie proposte. Alla fine, nel giugno del 2016, il Comune avrebbe autorizzato la ditta ad accedere all’intero fascicolo. Tutto nel rispetto della trasparenza dunque. Peccato che l’imprenditore, una volta presentatosi negli uffici dei lavori pubblici per avere le carte, avrebbe trovato di fronte a sé un dipendente comunale che si é rifiutato di consegnargli copia del project. 

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Che fine ha fatto quel progetto? Sparito. Quanto meno non é mai più stato riconsegnato a chi ne aveva fatto richiesta e di quelle carte si è persa traccia. E’ un caso o negli anni c’è stato qualcuno nel Comune capace di fare il gioco delle 3 carte con atti amministrativi? Di sicuro gli investigatori hanno dei dubbi e ci vogliono vedere chiaro. Dunque prosegue senza sosta l’indagine della magistratura che ha scosso le fondamenta della città. Forse anche per questo polizia e municipale hanno irrotto al 4° piano del palazzo comunale per sequestrare documenti, computer, hard disk, penne usb e cellulari. Tutto nelle mani dell’analista forense Luca Russo, incaricato dai pm Ruggiero Dicuonzo e Valentina D’Agostino di guardare dentro quei supporti informatici e “fare copia forense del contenuto dei supporti per acquisire ogni elemento utile all’indagine”. 

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