Mancano i camici, rinviati i tamponi a casa: falsa partenza per le unità anti-Covid

Avvio a singhiozzo per l'Usca di Ancona a causa della carenza di dispositivi di protezione integrali. Cinzia Calzolari, uno dei medici coordinatori: «Una tuta l'ho fornita io»

Foto di repertorio

Falsa partenza per il servizio dei tamponi a domicilio. La carenza di camici di copertura integrale ieri ha costretto l’Usca di Ancona-ex Crass (una delle Unità speciali create dall’Asur Area Vasta 2 per garantire assistenza domiciliare ai casi sospetti o accertati di Covid che non necessitano del ricovero ospedaliero) a ridimensionare il numero delle visite programmate nel giorno del debutto: ne è stata effettuata una sola su 6, mentre altre 4 sono state gestite telefonicamente e una dal 118 perché si è reso necessario il trasferimento del paziente, in condizioni più critiche, al Pronto soccorso di Torrette.

Il team operativo, quando ha preso servizio al mattino, si è ritrovato infatti con un solo kit monouso integrale. «Il secondo l’ho fornito io, ne avevo uno in ambulatorio - racconta la dottoressa Cinzia Calzolari, uno dei medici coordinatori del servizio Usca per il distretto di Ancona -. I camici che i colleghi avevano a disposizione erano troppo leggeri: per questi servizi, che comportano il contatto ravvicinato con pazienti sospetti o di Covid accertato, c’è bisogno di dispositivi di protezione di massima sicurezza per evitare il rischio di contagio. Dunque, alcuni servizi sono stati gestiti telefonicamente e rinviati al giorno successivo». 

La task force, istituita dalla Regione in recepimento del decreto legge, prevede una Usca ogni 50mila abitanti, operativa 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno. Funziona così: «I medici di base segnalano i casi ad un numero che in automatico devia la chiamata al coordinatore in servizio - spiega la dottoressa Calzolari - il quale fa da filtro, selezionando i pazienti che rientrano tra quelli eleggibili per la visita domiciliare». I tamponi, infatti, vengono effettuati solo su pazienti sintomatici (febbre superiore a 37,5, tosse o dispnea da almeno 4 giorni), su pazienti Covid dimessi dall’ospedale o in isolamento domiciliare e su soggetti con insufficienza respiratoria grave. Le schede vengono inviate all’Usca che poi organizza le visite domiciliari con i suoi micro-team operativi, composti da almeno due persone, un medico e un infermiere, mentre i tamponi vengono inviati alla Virologia di Torrette per l’elaborazione. 

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