Cronaca

Clan della droga, il braccio armato del capo agiva su Ancona: a processo

In udienza ha parlato anche l'avvocato difensore Francesca Petruzzo, spiegando in primis come l'avviso di fissazione dell'udeinza prelimnare sia arrivato solo il 3 marzo e rigettando l'accusa dell'associazione

Dentro la concessionaria quartier generale della banda

E’ stato arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di essere il referente per Ancona e braccio destro della mente della banda che aveva colonizzato il mercato della droga in tutte le Marche. Una gang spietata, nata dalle ceneri del clan Schiavi, capace di ricreare in breve tempo un giro d’affari intorno al traffico della cocaina. Ieri il giudice ha rinviato a giudizio D. S., 27 anni di Loreto, attualmente nel carcere di Montacuto e difeso dall’avvocato Francesca Petruzzo. Anche lui avrebbe fatto parte del gruppo criminale che ruotava intorno al quartier generale di Porto Recanati: la concessionaria di auto Delsa Srl (GUARDA IL VIDEO). E’ lì che venivano anche risolte questioni riguardanti il traffico, soprattutto con chi creava problemi. Lontano da sguardi indiscreti, il clan portava negli uffici della rivendita chi non pagava quanto dovuto o non eseguiva gli ordini come indicato. Veniva sequestrato, picchiato e, in alcuni casi, costretto a consegnare beni personali come sconto dello sgarro.

Dunque l’anconetano dovrà affrontare un processo in piena regola e rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga ed estorsione dopo che il Gip Paola Moscaroli ha accolto la richiesta del Procuratore Capo Elisabetta Melotti. E’ stata proprio la numero 1 della procura dorica a ripercorrere tutte le accuse a carico del 27enne. Non solo dei numerosi contatti con la gang, testimoniati da intercettazioni e attività investigative. Ma anche di quel 28 marzo 2015 in cui é stato arrestato (tra i primi della banda) dopo essere stato trovato con un grosso carico di cocaina proprio nel capoluogo marchigiano. 

DIFESA. In udienza ha parlato anche l'avvocato difensore Francesca Petruzzo (in foto), spiegando in primis come l'avviso di fissazione dell'udeinza prelimnare sia arrivatoFrancesca Petruzzo-2 solo il 3 marzo, dandole così appena 12 giorni per organizzare una difesa del proprio assistito all'interno di un'indagine molto lunga, articolata e delicata. Ma al netto di una serie di eccezzioni sollevate dall'avvocatessa, c'è il rigetto toale dell'accusa di associazione per delinquere perché, sempre secondo quanto contestato dalla difesa, l'anconetano non avrebbe partecipato a nessuna organizzazione con nessun ruolo particolare. Tantomeno quello di braccio destro di un presunto capo banda. 

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