Scuola occupata, Casa dè Nialtri: "Il 9 gennaio non ce ne andremo"

Domani pomeriggio l'incontro con il sindaco. Gli occupanti: "No a soluzioni temporanee. Esperienza di autogestione può essere fatta anche in un'altra struttura"

"Il 9 gennaio non è la giornata definitiva per andarcene da qui. Non accetteremo le soluzioni che il sindaco ci proporrà perché non risolvono il problema casa". Sono intenzionati a restare i sessanta occupanti che, ormai da settimane, si sono rifugiati al pian terreno dell'ex scuola materna Regina Margherita, in via Ragusa.

Appoggiati da associazioni e da cittadini sensibili alla questione, ieri pomeriggio durante un'assemblea aperta, si sono tirate le somme di questi primi 20 giorni di autogestione. Sono state fatte considerazioni e avanzate proposte.  "Il sindaco non si può permettere di dire che il 9 gennaio è la giornata decisiva. Innanzitutto perché abbiamo fatto emergere un problema enorme e cioè, quello del diritto alla casa. La proposta che ci viene fatta riguarda solo 20-30 persone ed ha un limite di tempo. Verrà dato un alloggio solo per pochi mesi, poi queste persone si ritroveranno nuovamente in mezzo alla strada. Infine, la città ci sostiene" commenta Loretta Boni. "Stiamo sperimentando l'autogestione, non è detto che sarà in questa struttura. Non siamo affezionati a questo edificio- spiega Silvana Pazzagli, CSA Asilo Politico-. La cosa bella di questa occupazione è che lo spazio viene gestito in base ai bisogni di ognuno. C'è chi si occupa della cucina, chi della pulizia, chi del magazzino e chi della distribuzione dei vestiti. Si fa quello che si farebbe normalmente in una casa". "Nessuno si è svegliato una mattina ed ha deciso di occupare la scuola. Ci muoviamo ormai da 4 mesi per affrontare l'emergenza abitativa. Quello che facciamo qui non è carità alle persone ma socializzazione- riferisce Francesco Rubini, consigliere comunale Sel-. Vorremmo che queste persone iniziassero a lavorare. Ci sono muratori, infermieri, cuochi. Sfidiamo l'amministrazione sul progetto, sul cambio di paradigma per fronteggiare questa crisi".

Molti i giovani che ogni sera vanno a trovare gli abitanti della scuola. "Gli ultimi hanno deciso di mettersi insieme per riprendersi quello che gli è stato tolto. Ripartono da qui per ricominciare a vivere. Il Comune deve dare la possibilità a questa casa di continuare ad esistere" sostiene Francesco, uno studente. "Questo progetto va condiviso, serve un piano di comunicazione. Bisogna considerare che le soluzioni proposte dall'amministrazione sono proporzionali alla mobilitazione" dice Manuel, un giovane di Campobasso che studia ad Ancona. A prendere la parola poi, anche Padre Alberto, missionario saveriano. "È una lotta inedita per questa città. Qui si respira un'ampiezza multietnica meravigliosa, ci sono lingue e culture diverse. Il fenomeno sta coinvolgendo sempre più persone. Questa lotta ha un obiettivo preciso: il diritto all'abitazione. Abbiamo il diritto alla dignità, questo movimento deve crescere".

Tante le testimonianze degli occupanti che si sono susseguite nel corso dell'incontro. "Prima di venire qui, dormivamo nelle stazioni dei treni. Quando il sindaco è venuto a Casa de' Nialtri non ha trovato una buona soluzione. Qui è molto meglio di Un tetto per tutti" spiega Adam, un rifugiato sudanese. "Qui abbiamo ritrovato la nostra dignità. Il sindaco non vuole darci un posto migliore di questo. Siamo diventati una famiglia" riferisce Aldo. "Non siamo delinquenti, non abbiamo rubato il posto a nessuno. Questa struttura l'abbiamo rimessa in piedi noi" commenta un ragazzo iraniano, da 8 anni in Italia.  Intanto si aspetta l'incontro di domani pomeriggio con l'amministrazione.

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