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Mercoledì, 29 Giugno 2022
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Roberta Nocelli, storia di una donna leader: «La vita mi ha dato lezioni. Pregiudizi? Solo tecnici»

Mondo femminile e calcio: ne svela i retroscena la dg dell'Ancona: «Quando sei al timone devi tenere ben salde le linee guida gettando il cuore oltre l’ostacolo»

ANCONA - Non si può negare che le donne nel calcio, ma più in generale nello sport, non abbiano portato una nuova ventata di energia e vitalità. E mentre, per la prima volta nella storia, tre fischietti rosa (Neuza Back del Brasile, Karen Díaz Medina del Messico e Kathryn Nesbitt degli Stati Uniti) saranno presenti nella squadra arbitrale che parteciperà ai prossimi mondiali in Qatar, proprio qui nel nostro territorio è presente uno dei più grandi esempi di presenza femminile nel mondo del pallone. Si tratta della direttrice generale dell’Ancona, ora anche amministratore delegato con l’avvento della nuova proprietà guidata da Tony Tiong, Roberta Nocelli.

Chi è Roberta Nocelli

Ha 47 anni è nata a San Severino Marche ed è madre di due figli. La passione per il calcio, nata quando Roberta Nocelli era ancora bambina, trova la sua realizzazione nella scalata del Matelica dal dilettantismo al professionismo, fino ad arrivare allo storico cammino nei playoff di Lega Pro dell’estate 2021. Poi l’approdo nel capoluogo e tanti sogni ancora da realizzare all’interno di uno stadio, che ormai è il suo mondo: «Entrare in uno stadio vuoto, con nessuno intorno, è un’emozione particolare. Si possono respirare quegli odori e ascoltare quei suoni che spesso non si riescono a raccontare, a vivere. Sono momenti solo nostri che nessuno può toglierci. Lo stadio diventa il mio mondo cinque o sei anni fa grazie a Mauro Canil (attuale presidente onorario dei dorici, ndr) che mi inserisce nei quadri del suo Matelica dandomi compiti importanti. Da quel preciso istante ho iniziato a percepire il calcio da dentro, un qualcosa di completamente diverso rispetto a ciò che si vede da fuori. Cambierei degli aspetti? Forse sì, in termini di rispetto. La gente non vede l’impegno quotidiano, spesso si ferma al risultato inteso come vittoria o sconfitta. E’ difficile percepire il sudore e le lacrime. Mi piacerebbe far capire che il più delle volte si va oltre i novanta minuti».

Un ruolo di visibilità e responsabilità

Oggi le donne stanno rappresentando sempre più una costante di questo mondo. Tempo fa, e non si parla di anni luce, la situazione era molto più complicata: «Personalmente - prosegue la dg - non è stato difficile entrare nell’universo calcio. Gli unici pregiudizi che ho ricevuto sono stati di natura tecnica non avendo un grande trascorso pallonaro. Il mio è un ruolo di visibilità e responsabilità, la mia vita da donna leader nasce sostanzialmente dalla storia personale. La vita mi ha dato lezioni, soprattutto come esperienza, ma non mi sono mai pianta addosso. Ho sempre reagito con costanza e delle difficoltà ne ho fatto una virtù. Per ogni problema deve sempre esserci una soluzione. Le donne fanno bene al calcio? Le donne fanno bene a tutto. I contrasti esistono ma quando sei al timone devi tenere ben salde le linee guida gettando il cuore oltre l’ostacolo».

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