Smog, traffico e futuro Fincantieri: «Il terminal crociere tradisce il porto antico»

Dura presa di posizione da parte di dodici sigle politiche e ambientaliste contro il progetto della superbanchina: «Esiste una soluzione alternativa»

Da sinistra, Francesco Rubini e Maurizio Sebastiani

Il timore di trovarsi una bomba ecologica sotto al duomo e il «tradimento del progetto di un porto aperto alla città». Dodici sigle tra associazioni ambientaliste, movimenti e partiti politici hanno alzato la voce contro il progetto di realizzazione della banchina crociere al molo Clementino. I motivi del “no” sono elencati in un documento promosso da Altra Idea di Città e condiviso da Italia Nostra, Legambiente Pungitopo Ancona, APS Portonovo per tutti, Forum Paesaggio Marche, Cittadini in Comune/Falconara Bene Comune, Siamo Falconara- Sinistra in Comune- Ondaverde Onlus Falconara, Potere al Popolo, Falkatraz, Spazio Comune Heval, Partico Comunista Itlaiano. E’ stato presentato alla stampa dai consiglieri comunali Francesco Rubini (AIC) e Stefano Tombolini (60100), dal presidente di Italia Nostra Maurizio Sebastiani e dal segretario PCI Ancona, Ruggero Giacomini.

Il porto aperto

L’opera da 22 milioni di euro prevede la realizzazione di una banchina capace di far attraccare navi lunghe anche 350 metri. Un’ opportunità di sviluppo turistico, dice la giunta Mancinelli. Un tradimento del concetto di porto aperto, secondo le opposizioni che hanno firmato il documento. “Non si capisce poi come il progetto possa essere compatibile con la pedonalizzazione dell’area e la sua progressiva frequentazione da parte della cittadinanza- si legge nel documento condiviso- verrebbe quasi da chiedersi quale fine abbia fatto il motto ‘liberiamo il porto antico’ tanto caro all’amministrazione e all’Autorità Portuale”. La concessione cinquantennale della banchina, si legge ancora nel documento, “rischia di vincolare il territorio a un suo sviluppo insostenibile dal punto di vista socio-ambientale”. Ci va già duro Stefano Tombolini: «E’ stata messa in vendita una parte di città, l’opera verrebbe realizzata con i soldi statali e non degli operatori crocieristici e anche se le navi arrivassero a remi noi saremmo contrari a questa realizzazione per un a questione di principio. Questa è una presa in giro da parte del sindaco, dall’Autorità Portuale e dall’assessore Ida Simonella». 

Inquinamento e viabilità 

Non meno sentito il problema dell’inquinamento dovuto sia 130 attracchi stimati ogni anno (motori di ogni nave accesi per circa 2 ore comprese le manovre di entrata e uscita) e alla mole di traffico veicolare che si verrebbe a creare in zona. Tra veicoli per il rifornimento delle navi, mezzi pubblici e privati, si stima un raddoppio dei veicoli in porto che passerebbero dai 1.600 ai quasi 3.000. C’è poi la questione relativa ai servizi di viabilità. Senza una pronta soluzione per l’uscita dal porto le associazioni stimano che nella zona di Torrette le code arriveranno anche a 300 metri nelle ore di punta. «La congiuntura di idee con le organizzazioni ambientaliste e i movimenti falconaresi mette in luce il destino comune delle due città- ha osservato Rubini- la scelta cioè tra progetti sostenibili o il perseguimento di meri interessi economici».

Il futuro del cantiere 

Il progetto prevede una strada, parallela alle mura antiche, al servizio della banchina oltre che due parcheggi a raso e a un parcheggio multipiano. Il tutto dentro l’attuale area Fincantieri, che sarebbe in parte invasa. Punto, quest’ultimo, che accende le preoccupazioni per il destino dello stesso cantiere navale: «Gli operai sono reduci da lotte per salvare la loro occupazione rispetto alla vecchia decisione di Fincantieri di dismettere la produzione ad Ancona – ha commentato Ruggero Giacomini- quest’opera è un assist a quell’idea». Le perplessità riguardano anche il progetto di allargamento della banchina della Fincantieri destinata alla costruzione delle navi. 

Il patrimonio archeologico 

Nel progetto si tiene conto del potenziale archeologico sommerso che ci può essere nell’area della nuova banchina. La tipologia di fondale melmoso non si presta a un’attività di scavo: «Nel progetto lo scavo non è previsto – spiega Rubini- si rischia di scoprire il patrimonio solo dopo averlo rovinato con i carotaggi o durante l’installazione delle palafitte per la banchina» .

L’alternativa 

«Non siamo il cartello del “no”» dicono in coro i rappresentanti delle associazioni, che propongono la realizzazione della nuova banchina nella parte opposta del porto. Si tratta del vecchio progetto della “Penisola” risalente al 2010 che prevede l’attracco delle navi da crociera dietro ai silos in demolizione con conseguente allontanamento degli agenti inquinanti dal centro storico. Italia Nostra ha annunciato un incontro pubblico sul tema del nuovo terminal crociere, in programma il 23 maggio (ore 17 al teatrino di San Cosma).

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