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Patto di stabilità: 600 milioni di euro bloccati nelle Marche

Sono tutti soldi che ci sarebbero e che si potrebbero utilizzare per gli investimenti più importanti, ma il patto di stabilità impone degli obblighi e mette in crisi Regione e Provincia di Ancona. Ecco perché

Stamattina si è tenuto un incontro presso la sede dell’A.n.c.i. (Associazione nazionale Comuni italiani) di Ancona: presenti la Presidente dell’Unione Provincie Marchigiane (Upi Marche) Patrizia Casagrande, Mario Andrenacci (Presidente Anci Marche) e Liana Serrani (Sindaco del Comune di Montemarciano).

E’ oramai cosa assodata che il patto di stabilità del Governo Monti stia mettendo in crisi le amministrazioni locali e in particolare i Comuni. Il nuovo patto di stabilità ha come effetto principale che, ad ogni pagamento delle amministrazioni, deve corrispondere una riscossione. Questo vuol dire che per pagare un’impresa che ha ricevuto una commissione da un Comune, questo deve dimostrare di avere un’entrata di pari importo. Tutto ciò nelle Marche sta creando non pochi problemi, tra cui grossi ritardi nei pagamenti alle imprese e riduzione dei lavori di manutenzione e messa in sicurezza di vari siti (scuole, fiumi, strade).

L’Anci, in collaborazione con l’Upi, ha messo a punto una rilevazione finanziaria degli enti locali sottoposti a patto di stabilità, per rivedere gli obiettivi dei singoli enti e comprendere le difficoltà del territorio. I dati evidenziano spese che gli enti locali devono alle aziende e non possono essere pagate:  85.011.229 euro per gli enti locali delle Marche e 22.617.812 euro per gli enti locali della provincia di Ancona. I soldi ci sarebbero ma, per il discorso relativo alla spending review, si hanno a disposizione soldi che non sono utilizzabili: 114.982.814 euro a disposizione degli enti locali delle Marche e 35.720.057 euro in mano agli enti locali della provincia di Ancona. In sostanza i vicoli del patto di stabilità tengono ferma una massa di 598.132.159 euro per gli enti locali delle Marche e 180.847.835 euro per la provincia di Ancona.

Per Patrizia Casagrande c’è un problema di credibilità e sinergia tra pubblico e privato perché, ritornando con la memoria alle calamità dell’alluvione e della neve, ci sono state delle ditte che hanno speso soldi per intervenire immediatamente a tamponare i danni e oggi, i Comuni sono nelle condizioni di non poter onorare gli impegni presi. “Se dovesse ricapitare un altro evento straordinario come questi  - si chiede la Casagrande – come potremmo tornare a chiedere aiuto a queste aziende?”.

Andrenacci non vuole andare contro la politica di Monti, i Comuni comprendono la situazione e vogliono continuare con la politica di rigore. Ma per lui anche solo modificando alcune regole che sono vessatorie, si potrebbero sbloccare ingenti risorse, se non altro per gli interventi di importante manutenzione.
 

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