Casa dello spaccio, Isaac non è irregolare e si difende: «Nessuno stupro, eravamo fidanzati»

Dal carcere di Montacuto lo straniero respinge le accuse e si dice innocente. Accuse ai poliziotti durante l’arresto: «Mi arrestate perché sono nero»

Durante il blitz

Nessuna cessioni di droga. E per quanto riguarda i rapporti sessuali il tutto rientrava in un legame sentimentale che univa Isaac Adejoju Adetifa alla 22enne anconetana che ora lo accusa di averla violentata. Una versione che il 36enne nigeriano, fermato dalla Squadra Mobile nei giorni scorsi, ha riportato nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip. Assistito dall’avvocato Giovanni Sabbatini (foto in basso), Adetifa nega insomma l’accusa di violenza sessuale aggravata dalla cessione di stupefacenti. «Eravamo fidanzati – ha detto il 36enne – e non c’è stato nessuna violenza: i rapporti sessuali erano consenzienti». Il giudice non gli ha creduto e ha convalidato il fermo. Secondo gli inquirenti la versione della 22enne è quella vera. Lei ha raccontato alle poliziotte della sezione “Reati contro la violenza di genere e crimini d’odio” che l’ultima violenza risaliva a 4 giorni prima e che lei era sotto l’effetto di eroina e cocaina. Le analisi mediche confermano il consumo di droga. Nessuna lesione da violenza ma questo non è un dettaglio che impedisce agli investigatori di dar credito alle dichiarazioni della ragazza, che ieri era di nuovo in Questura, secondo la quale sotto l’effetto di droga non riusciva a opporsi al nigeriano. 

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Isaac in Italia dal 2011 e regolare

L’occupazione abusiva del civico 32B di via Pergolesi, insieme ad altri nigeriani irregolari, aveva fatto pensare sulle prime alla clandestinità di Adetifa. La realtà è un'altra. Il nigeriano era entrato in Italia nel 2011 e aveva fatto richiesta di asilo politico per motivi umanitari. All’epoca si trovava a Brescia ma la commissione provinciale gli aveva negato lo status. A quel punto il ricorso al Tar e, visto che il giudici amministrativi si devono ancora pronunciare, la notifica di documento di protezione sussidiaria, una sorta di permesso provvisorio in attesa della decisione definitiva che lo rende regolare a tutti gli effetti sul territorio nazionale. Quando è stato arrestato dalla Squadra Mobile il mercoledì del blitz ha accusato gli agenti di essere razzisti. «Non ho fatto niente, mi avete arrestato perché sono nero» ha detto. Condannato a 8 mesi, pena sospesa, e rimesso subito in libertà si è recato in Questura per una notifica. Lì è scattato il fermo per l’accusa ben più grave di violenza sessuale.

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