Test sierologici a Torrette, contagiato il 6% del personale: «Mai carenze di Dpi»

Su 3885 operatori analizzati 221 hanno contratto il Covid, ma sono tutti guariti senza bisogno di cure: «L'ospedale non ha mai esposto nessuno a rischi»

Credit: Ansa

Quasi il 6% dei dipendenti dell’ospedale regionale di Torrette ha contratto il Covid, ma solo uno di questi è poi risultato positivo al tampone. Lo ha reso noto questa mattina la Direzione degli Ospedali Riuniti in una videoconferenza a cui hanno preso parte il direttore generale Michele Caporossi, il direttore della Sod Medicina di laboratorio Marco Moretti, il direttore amministrativo Antonello Maraldo, il direttore sanitario Alfredo Cordoni, il professor Stefano Menzo, responsabile della Virologia, il responsabile della Medicina del lavoro Alfio Ulissi, il direttore di Malattie infettive Marcello Tavio, il direttore della Direzione medica-ospedaliera Leonardo Incicchitti e il professor Marcello D’Errico, preside della Facoltà di Medicina. Alla conferenza è intervenuto anche il governatore regionale Luca Ceriscioli per annunciare che si sta lavorando per arrivare a test sierologici su larga scala

Il percorso diagnostico integrato sieromolecolare clinico, applicato ai dipendenti di Torrette (il 90,4% ha aderito) ha messo in evidenza come soltanto 221 persone su 3.885 analizzate tra il 9 aprile e l’8 maggio sono risultate positive al test sierologico, cioè il 5,7%, percentuale che è stata più alta per gli operatori vicini alla parte sanitaria e meno (attorno al 3%) per il personale amministrativo. Ma tutti, successivamente, sono risultati negativi al tampone, tranne uno: è un caso particolarissimo di una persona risultata positiva nonostante la diagnosi di negatività a due tamponi. Dal 9 aprile, comunque, non si è più registrato alcun contagio tra gli operatori di Torrette. Un risultato che Ceriscioli ha definito «sorprendente» e che per il dottor Tavio dimostra come sia «fondamentale istituire le misure di prevenzione adatte per evitare la diffusione della patologia». Il d.g. Caporossi ha sottolineato l’importanza di questa ricerca che rappresenta «una delle sperimentazioni più importanti nel percorso diagnostico integrato fatte nel nostro Paese: abbiamo effettuato i test su quasi 4mila persone». Nessuno dei 221 contagiati ha avuto bisogno di cure o di ricovero e «tutti i lavoratori sono tornati al loro posto appena hanno ricevuto notizia della negatività al tampone», ha aggiunto il dottor Ulissi. Il focolaio che si era creato a Torrette all’inizio della pandemia, comunque, non è stata la conseguenza di una carenza di dispositivi di protezione individuale, ha voluto precisare il direttore amministrativo Maraldo: «A chi ci accusa di aver esposto a rischi il nostro personale rispondono due dati: i risultati dei test sierologici e le giacenze in magazzino. L’ospedale non ha mai avuto problemi di fornitura di Dpi». 

Covid-19, Ceriscioli: «Lavoriamo su test sierologici su larga scala»

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