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Laura Cicconi

Laura Cicconi

Inaugurazione a gennaio, poi l’incubo. Laura e le scuole di lingua: «Ci stanno ammazzando»

Laura Cicconi ha aperto una scuola di lingua a inizio anno. Si è trovata travolta dalle conseguenze della crisi che, spiega, sono drammatiche per tutte le attività come la sua

SIROLO - Lo scorso gennaio, a Sirolo, è stato tagliato il nastro di una nuova scuola di lingua inglese. Laura Cicconi aveva realizzato il suo sogno e, insieme alla mamma e al fratello, aveva aperto le porte della “Smart school” ad adulti e bambini. A marzo, come per altre attività, è iniziato l’incubo. La chiusura per lockdown, il barlume di speranza con la riapertura estiva e poi la situazione paradossale materializzata proprio in questi giorni: «Siamo aperti, come tutte le scuole di lingua. Faccio lezione a massimo cinque persone distanziate, mentre per i gruppi è solo online- spiega Laura- il fatturato delle scuole di lingua è calato generalmente di circa l’80%, perché ai clienti non piace frequentare i corsi online. Le spese, invece, ci sono ancora. Il punto è che il nostro codice Ateco non è stato inserito nel decreto ristori e quindi non abbiamo aiuti dal governo». Per questo motivo la “Smart school” ha aderito venerdì scorso all’iniziativa proclamata da alcune associazioni: l’AISLI (Associazione Italiana Scuola di Lingue) e l’ASILS (Associazione Scuole di Italiano come lingua seconda), Cambridge Assessment English, Eduitalia, Federlingue, Fidef e Italian in Italy. Nelle Marche hanno spento le luci anche la Embassy Scuole di Lingue di Falconara, Ihtvc Ancona e Jesi, la Inlingua Ancona e Pesaro, la Iik Ancona, la Komalingua Civitanova Marche, la Smiling English School Fano, la Victoria School Civitanova Marche e la Easy Speaking Fabriano. 

«Questa situazione ci sta ammazzando- spiega ancora Laura- per me la situazione è anche peggiore, perché se dovessi ricevere aiuti dallo Stato, per come stanno le cose ora, verrebbero calcolati sul guadagno dello scorso anno. Io però l’anno scorso non esistevo». La sua scuola è composta da sole tre aule dentro un locale preso in affitto Incassi zero e spese che non si fernano: «Il canone ho continuato a pagarlo, con la fine del lockdown primaverile ho speso soldi per regolarizzare gli spazi e alcune cose le ho dovute buttare - racconta Laura- non so come riusciamo ancora a restare aperti, spero di poter continuare, ma onestamente è difficile». 
 

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