Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Loreto

Riconoscerla perché diventi risorsa, "Un momento di dislessia" all'Einstein-Nebbia

Alcuni ragazzi dislessici si sono esibiti di fronte ai loro compagni dell'Istituto Superiore Einstein Nebbia di Loreto, dove si contano 125 studenti con questo problema

Avere un’intelligenza nella media, coniugata con una sana voglia di apprendimento, ma con una certa difficoltà nella lettura, nella scrittura e nella pronuncia. Sentirsi diversi, a volte senza capire il perché e anzi con il rischio di non essere compresi da chi ci sta vicino. Da chi non si è accorto che quelle difficoltà sono i sintomi di un problema vero: la dislessia. Un disturbo dell’apprendimento da far conoscere sempre di più, come ha fatto l’Istituto di Istruzione Superiore Einstein Nebbia di Loreto, dove gli insegnanti hanno dedicato l’intero venerdì mattina ad attività ricreative, coinvolgendo tutto l’istituto con l'obiettivo di accrescere la sensibilità verso questa problematica. Non un giorno qualsiasi perché siamo nella settimana della dislessia promossa dell’Aid (Associazione italiana dislessia). Non una scuola a caso perché all’alberghiero e tecnico di Loreto ci sono 125 dislessici su circa 1.400 studenti. Ma anche perché in quella scuola c’è la professoressa di educazione fisica Sabrina Piastrellini, impegnata da sempre nel far conoscere questo problema, anche perché lei la dislessia la conosce da vicino. «Io sono dislessica e ho sofferto tutto quello che non vogliamo soffrano i nostri ragazzi - ha detto la Piastrellini - Mi adopero per cercare tutti i supporti compensativi e dispensativi, usandoli a livello emotivo, cioè aiutando i ragazzi dislessici a fare un percorso in discesa, durante il quale capiscano il perché di tanti punti interrogativi e di tanta confusione nella loro testa e come fare luce, esprimendosi in modi alternativi». E allora ecco l'idea della Piatrellini: una giornata intitolata “Un momento di dislessia”. Così per tutta la ttina di oggi i ragazzi più in difficoltà si sono presentati davanti al resto della scuola con varie attività in cui meglio riuscivano: il canto, il ballo e recitazione. Non solo, nei giorni scorsi altri dislessici hanno partecipato a dei laboratori creativi, dando vita a oggetti dalle mille forme e colori. Un momento importante per chi con la dislessia ci convive. Ma ancora più educativo per chi dislessico non è e ha potuto mettersi nei loro panni, imparando così a riconoscere un dislessico e, perché no, in un futuro saperlo aiutare. Ecco perché il ruolo di un insegnante diventa fondamentale, come recita anche una delle filastrocche proposte durante la giornata: “Oh mia cara dislessia, per astrusa che tu sia voglio mandarti via e ho bisogno di un bravo insegnante per sgombrare la mia mente, da una sorta di corrente”.

Durante il resto dell'anno c’è anche l’insegnante di sostegno Patrizia Massa: «Ascoltiamo i ragazzi e i genitori per capire i metodi di studio, se è efficaceo meno e di conseguenza adottare gli strumenti compensativi più utili. Cerchiamo di lavorarci e nelle situazioni in cui i ragazzi non hanno trovato la propria strada, siamo ancora più presenti perché la chiave di volta è tutta nel metodo di apprendimento». Già, basti pensare che ci sono studenti con grosse difficoltà nello scrivere ma che, messi di fronte ad un computer, riescono ad esprimere tutto il loro potenziale. Dislessici, dunque ragazzi intelligenti e talentuosi, bloccati in un vicolo cieco, con il solo bisogno di qualcuno che insegni loro e voltarsi e prendere un’altra strada: la propria. Ma quanto è importante la presenza della scuola? «Noi siamo molto attenti alle diversità perché abbiamo tanti ragazzi che hanno disturbi dell'apprendimento in generale» ha detto la vicepreside Cristina Filipponi. Perché, come recita un'altra filastrocca composta da uno degli studenti loretani,  “Dislessia mia, quando cerco le parole ci sei tu che non me le fa trovare, ogni volta che vorrei contare sei sempre pronta a farmi zucchettare. Far una lettera o una poesia è un’eresia. Eppure la mia testa sa funzionare  se qualcuno la sa far lavorare. E allora solo l’artista mi resta da fare? So ballare, cantare e disegnare ma qualcos’altro vorrei imparare”.

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