Marche, più interventi e più mobilità: la Cardiochirurgia tra le prime della sanità pubblica

Gli obiettivi per il futuro? Creare due sale ibride ad elevato contenuto tecnologico dove far lavorare insieme i vari specialisti che mettano in comune le rispettive competenze

Da sinistra Michele Caporossi, Luca Ceriscioli e Marco di Eusanio

In un anno 1.190 interventi chirurgici maggiori effettuati (+32%), oltre 1.400 se si considera anche la Cardiochirurgia pediatrica, il triplo di una struttura di medie dimensioni, una mortalità che scende dal 3,4% del 2015 all'1,7% e la mobilità attiva cresciuta del 34% nel primo semestre 2017. Sono i numeri di una Cardiochirurgia da podio nazionale della sanità pubblica quelli diffusi oggi dal direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi e dal direttore del dipartimento Marco Di Eusanio alla presenza del presidente della Regione Luca Ceriscioli, che ha detto con chiarezza come per un marchigiano non abbia più senso andare fuori regione.

«Sono particolarmente soddisfatto e orgoglioso dei dati che la Cardiochirurgia del Lancisi ha saputo esprimere negli ultimi 12 mesi - ha spiegato Marco di Eusanio,  Direttore SOD Cardiochirurgia Ospedali Riuniti Ancona - sono  risultati, quelli dell’ultimo anno, che derivano dalla professionalità, dall’impegno e dall’attenzione di un gruppo di chirurghi, cardiologi, e anestesisti che al Lancisi hanno voluto fare squadra attorno ad un progetto che punta e investe tutto sulla qualità del servizio, lavorando con approcci moderni e sempre più multidisciplinari,  e sulla rete, interpretando il proprio ruolo di centro Hub con senso di apertura e responsabilità. La nostra ambizione è di rendere la Cardiochirurgia del Lancisi un centro di cui i cittadini marchigiani diventino orgogliosi, almeno quanto lo siamo noi». Per il Direttore Generale di Ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi «parlano da soli anzi cantano. Risplende di nuova vita la cinquantenaria tradizione dell’Ospedale Cardiologico Lancisi che, lungi dall’essere stato abbandonato, dona oggi al suo tradizionale bacino d’utenza di tutte le regioni adriatiche una nuova offerta assistenziale, all’avanguardia e in grado di rispondere in tempo reale ai pazienti che a noi si rivolgono. Particolarmente importanti sono i dati riferiti alla mobilità attiva extraregionale sia intermini complessivi sia per la cardiochirurgia che ha registrato un significativo +34%». 

Un podio, quello su cui è salita la Cardiochirurgia regionale, da ricondurre all’applicazione delle tecniche e degli approcci più moderni, chirurgici ed anestesiologici, per minimizzare il trauma operatorio ed aumentare il comfort dei pazienti, oggetto di continua ricerca e produzione scientifica. Gli obiettivi per il futuro? Creare due sale ibride ad elevato contenuto tecnologico dove far lavorare insieme i vari specialisti che mettano in comune le rispettive competenze per trattare il paziente con tecniche ibride sempre meno invasive, in unica seduta.

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