Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Falconara Marittima

Aria irrespirabile, l'appello dei medici: «Coinvolgeteci e informate meglio la popolazione»

Trenta tra medici di base e pediatri sottoscrivono un documento per chiedere alle autorità più cautela: «Un errore non proibire le attività sportive durante l'emergenza»

L'attività sportiva comporta una ventilazione polmonare 20/30 volte maggiore rispetto all'inattività. Il che significa che nel corso dell'emergenza dei picchi di benzene, a seguito dell'incidente al TK61 della Raffineria Api, i falconaresi di tutte le età che in quei giorni hanno praticato sport hanno inalato quantità di aria viziata dai fumi superiori rispetto alla popolazione "ferma". Lo sostengono 30 tra medici di base e pediatri falconaresi che hanno sottoscritto un appello alle autorità per chiedere che la popolazione sia correttamente e tempestivamente informata su quanto avviene in caso di incidenti che possono avere ripercussioni all'esterno del petrolchimico. «La gestione dell'emergenza tenuta dalle autorità non ci è piaciuta – tuona Lorenzo Papa, tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro per l'Asur – dire, come è stato detto, che bastava "arieggiare i locali" non è sufficiente. È stata una risposta debole. Questo è un appello che vuole essere input anche per cittadini e associazioni. Gli enti preposti spesso tendono a tranquillizzare e invece sono necessari controlli attenti».

«Rileviamo l'insufficienza dell'azione dell'Autorità che hanno partecipato al tavolo tecnico per monitarare e seguire l'emergenza – scrivono i medici - La necessità reale è quella di limitare al minimo le esposizione per quel che può essere influenzata dal comportamento dei cittadini». Alla presentazione hanno partecipato anche attivisti del Comitato Mal'Aria e non sono mancati alcuni rimbrotti quando Stefano Fiori, pediatra firmatario dell'appello, ha ammesso che «a Falconara la situazione è molto migliorata negli anni. Quando ero giovane e si andava al mare si faceva il bagno in chiazze di olio e avevamo della benzina in garage per pulirci i piedi dalla macchie di catrame. Non esiste in letturatura una correlazione tra l'esposizione a benzene e le patologie. Ma non si possono nemmeno escludere. L'Api? È probabile che si siano anche altre fonti e tutto questo va studiato. L'Arpam deve far partire il suo studio coinvolgendoci. Vanno elaborati protocolli su come comportarsi che oggi non ci sono». 

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