Inchiesta raffineria, usura nel serbatoio e gravi responsabilità nel mirino della Procura

Il TK61 passato al setaccio dall'indagine della Procura che sarebbe già a buon punto nella ricostruzione degli eventi ma anche nelle cause che hanno portato all'incidente

I vigili all'Api

Il serbatoio TK61 era usurato in una delle sue componenti, doveva andare in manutenzione ma chi di dovere ha sempre rinviato questo intervento. Responsabilità gravi per la Procura di Ancona per chi ha permesso, rinviando di oltre un anno la manutenzione, l'utilizzo del grande deposito lato mare della Raffineria Api dal quale, lo scorso 11 aprile, è fuoriuscito prodotto sul tetto, causa delle esalazioni che hanno ammorbato Falconara per una settimana. Sono queste le prime risultanze dell'indagine del Procuratore capo Irene Bilotta che punterebbero il dito proprio sulla gestione della cisterna prima dell'11. Per stessa ammissione del petrolchimico, il TK61 doveva andare in manutenzione nel febbraio 2017. 

Era stato svuotato del suo contenuto ma poi i lavori – la realizzazione di un doppio fondo – erano sempre slittati. Senza tuttavia lasciarlo vuoto. Nel serbatoio venivano stoccati gli scarti di lavorazione. Gli operai lamentano di aver segnalato la cosa ai responsabili ma di aver ottenuto come risposta semplici rassicurazioni. L'11, nel corso di una prova atta alla certificazione anticendio dell'azienda, il getto d'acqua ha fatto inclinare con la sua pressione il tetto galleggiante del serbatoio. Di qui il trafilamento del prodotto. Il fascicolo della Procura è aperto per lesioni colpose e getto pericolosi di cose. Nei giorni scorsi il pm Bilotta aveva incaricato un consulente tecnico per eseguire una perizia sul TK61.

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