"Padre, mi aiuti": truffe ai parroci con finte emergenze, a processo

Prima l'auto rotta, poi il meccanico molto costoso, infine la figlia malata in ospedale. Tutte presunte falsità con cui due uomini avrebbero raggirato 30 sacerdoti in tutta la Regione. Ieri si è aperto il processo per truffa

Sono accusati di aver raggirato almeno 30 parroci in tutta la regione Marche. Telefonavano inventandosi delle condizioni di personale disperazione per spillare soldi alle parrocchie, facendo leva sulla bontà degli uomini di Chiesa. E ieri si è aperto il processo del caso che ha visto come parte offesa il noto parroco della chiesa di San Marcello di Argignato: don Umberto Rotili. Sotto processo con l'accusa di truffa due imputati: un uomo originario della Puglia di 33 anni e il suo compaesano di 42 anni. I fatti risalgono al 2012 quando il 33enne avrebbe telefonato a don Rutili presentandosi come un suo parrocchiano. Si è mostrato in difficoltà e avrebbe chiesto del denaro, dopo che era rimasto con l'auto in panne. Il parroco ha rifiutato inizialmente perché la cosa non lo convinceva. Ma poi ha ceduto quando il pugliese ha cominciato a bersagliarlo di sms in cui tentava di muoverlo a compassione. E così il prete non ha potuto dire dire di no.  Prima gli ha fatto una ricarica postepay da 350 euro, poi un'altra da 360 perché, sempre secondo il presunto truffatore, il meccanico gli aveva chiesto più del previsto. Ma non basta. A distanza di qualche giorno è arrivata una terza telefonata in cui 33enne del sud parlava di una figlia malata all'ospedale. Come avrebbe potuto tirarsi indietro il parroco? E allora ecco un altro bonifico di 380 euro, sempre sulla carta prepagata, intestata al secondo imputato di 42 anni.

Ieri si è aperto il processo di fronte al giudice monocratico e sul banco dei teste è salito proprio Don Umberto Rotili che ha ripercorso tutta la vicenda. Il prelato, che si è anche costituito parte civile, ha chiesto il risarcimento della somma versata (1090 euro) che pretende perché, a detta sua, ha intenzione di rimediare al fattaccio recuperando quei soldi per poi devolverli in beneficenza

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