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Cronaca

Rimorchiatore affondato, la tragedia dei papà di famiglia e il dolore delle comunità: «Avevano il mare dentro»

Sono stati recuperati tre morti dell'equipaggio della Franco P. (due marchigiani), altri due sono ancora dispersi. Le famiglie vivono giorni di terrore. Salvo invece un neodiplomato al Volterra Elia che si trovava sul pontone insieme ad altri dieci, per fortuna tutti salvi

ANCONA - Il mare ha inghiottito padri di famiglia, esperti marinai, persone che avevano il mare nelle vene. Così il rimorchiatore "Franco P." è affondato trascinandosi dietro quasi tutto l'equipaggio e lasciando attonite le tante comunità che si stringono intorno alle famiglie di vittime e dispersi. I corpi di tre persone sono stati già portati al porto di Bari: si tratta di Andrea Massimo Loi, 57enne che si era imbarcato con la BC87C62B-2735-4944-87BF-DB5B0DAE1479-2qualifica di marò e Luciano Bigoni (in foto), motorista di 64 anni originario di Civitanova ma da sempre impegnato come pescatore nei mari del capoluogo dorico. Il terzo cadavere portato a terra invece è quello di Ahmed Jelali, marinaio di 63 anni di origine tunisina ma residente a Pescara. 

Il dolore delle famiglie 

Intanto al porto di Ancona già ieri si era sparsa velocemente la voce che Luciano Bigoni fosse su quell'imbarcazione. Lui infatti era da qualche anno in pensione ma il suo amore per il mare era così forte che non poteva farne a meno. «Era un gran lavoratore - ricorda Luigi Calderoni, presidente della Cooperativa pescatori - per tanti anni ci siano visti e frequentavamo gli stessi ambienti. Mi dispiace moltissimo sapere che fosse a bordo di quel rimorchiatore». Originario di Civitanova, dove ha molti parenti nell’ambito della marineria locale, ha sempre lavorato nel porto di Ancona. Tante le famiglie civitanovesi che negli anni si sono spostate nel capoluogo. È stato armatore e comandante di un peschereccio, “Angela Luciana”, nel porto dorico. Una volta dismesso, ha continuato a lavorare in mare su diverse imbarcazioni. L’ultima, il rimorchiatore “Franco P” della ditta Ilma. Di origini sarde invece era Massimo Andrea Loi, anche lui esperto marinaio da anni con la ditta Ilma, proprietaria del rimorchiatore. Nell'equipaggio, oltre ai due marchigiani e al tunisino, c'erano anche due pugliesi di Molfetta e Terlizzi: Mauro Mongelli, 59 anni, direttore di macchina diplomato al Nautico Caracciolo di Bari e Sergio Bufo, nostromo di sessant'anni. I loro corpi fino a notte erano ancora dispersi in mare e quasi nulle le possibilità di recuperarli vivi. Mongelli sarebbe dovuto rientrare in città per il matrimonio della figlia a inizio giugno. Su quell'imbarcazione era prevista anche la presenza di una settima persona, un ufficiale siciliano che, però, per motivi ancora non precisati, non è più salito a bordo del rimorchiatore. Proprio a lui, a quanto si apprende, è toccato il drammatico compito di fare un pre-riconoscimento delle vittime. 

«Siamo tutti sconvolti come Autorità di sistema portuale e comunità del porto di Ancona - ha detto il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centrale Vincenzo Garofalo - siamo stati subito informati dal Comandante della Capitaneria di porto De Carolis tramite il quale abbiamo continuato a seguire quanto stava accadendo al largo di Bari. Esprimo, a nome di tutta l'Autorità di sistema portuale, il dolore per questo drammatico fatto e la più grande vicinanza alle famiglie di tutto l'equipaggio e a tutta la comunità portuale che sono certo saprà essere al fianco dei famigliari colpiti da questo lutto e della società Ilma». Intanto questa mattina è atteso lo sciopero di 4 ore dei rimorchiatori indetto dai sindacati dei trasporti Filt Cgil -Fit Cisl- Uiltrasporti Marche, e Cgil, Cisl e Uil Ancona. Le sigle hanno espresso «solidarietà alle famiglie delle vittime». Ribadiscono che «il lavoro del marittimo-portuale è molto rischioso ed attiene anche alla disciplina della sicurezza della navigazione, rappresentata dal codice della navigazione e dalla regolamentazione internazionale Solas ed Imo». I sindacati di categoria chiedono di «superare la normativa specifica sulla salute e sicurezza del settore marittimo portuale: i decreti 271 e 272 del 1999 vanno aggiornati con nuovi atti legislativi urgentemente. Perché simili tragedie non avvengano più: oggi, però, piangiamo i cinque marittimi e siamo vicini alle loro famiglie».

Sul pontone

In un immensità di dolore c'è chi tira un sospiro di sollievo. Come gli undici componenti dell’equipaggio del pontone AD 3 AN 3376 tristi testimoni oculari della tragedia insieme al comandante della "Franco P." unico superstite del rimorchiatore. Loro sarebbero tutti in buone condizioni di salute. Sono rimasti alla deriva per ore e sono stati loro a lanciare l'sos. Tra i membri dell'equipaggio c'era anche l'allievo ufficiale di coperta Zaccaria El Khanoussi, 20 anni a giugno, appena diplomato all'istituto Nautico Volterra Elia di Ancona. Zaccaria vive ad Ancona con la sua famiglia. Tra i sopravvissuti c'è anche un altro marchigiano Luciano Crescenzi, 48enne di San Benedetto del Tronto. 

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