Microcamera nel bagno per spiare la moglie, militare della Marina condannato per stalking

L'imputato ha sempre rigettato ogni accusa a lui addebitato mentre nella sua arringa, l'avvocato difensore ha cercato di dimostrare come il reato di stalking proprio non sussistesse

Tormentava l’ex moglie pedinandola, appostandosi nei luoghi dove sapeva che l’avrebbe trovata, la minacciava e insultava con degli sms, arrivando ad alzare anche le mani. Per questo oggi il giudice monocratico Paolo Giombetti ha condannato a 7 mesi di reclusione per il reato di stalking un sottufficiale della Marina Militare di Ancona, che dovrà anche pagare 15mila euro di risarcimento danni alla parte lesa e 2 mila euro di spese legali. Sentenza a cui si è arrivati dopo una innumerevole lista di querele da parte della donna e una  lunga indagine della Polizia dorica, che ha ricostruito i fatti avvenuti dall’ottobre del 2009 al giugno del 2012. Un periodo in un cui l’imputato avrebbe tentato in vari modi di screditare la sua ex moglie. Perfino scrivendo una lettere alla sua comunità religiosa di riferimento: la Chiesa Evangelica di Ancona. Con una lettera, l'uomo cerca di mettere l'ex in cattiva luce, ironizzando sulla morte di un avvocato che, per conto di lei, aveva seguito il divorzio: “A Gennaio del 2011 ha iniziato a seguirti il noto avvocato anconetano tanto esperto e affermato del mestiere, ma guarda caso dopo più di un mese è morto improvvisamente. Sai in fondo, per chi ha la fede, la giustizia umana è istituita da Dio e dà le dovute risposte”. Un fatto spiacevole, rimarcato nella sua arringa dall’avvocato Andrea Bordoni (in foto) che, Andrea Bordoni-2in udienza, rappresentava la parte civile e ha parlato di “tortura” psico fisica nei confronti della sua assistita. Sì, perché, secondo le accuse, di episodi ce ne sarebbero stati tanti. Come quella volta in cui lei sarebbe tornata nella loro casa di proprietà per prendere alcuni oggetti personali lasciati lì, per poi accorgersi dell’installazione di spycam lungo il corridoio e in bagno. O come quella volta che si presentò da lei, in compagnia del suo nuovo compagno, rivolgendo loro frasi di scherno. Gli inseguimenti, come nell’estate 2010 quando, lungo la statale che collega Ancona e Senigallia se lo è ritrovato dietro per un bel pezzo. Fino agli schiaffi e alle minacce di morte, come quella contenuta in un cd, agli atti del processo, in cui c’è una registrazione audio del marinaio che si rivolge alla ex dicendo: “Ti devo sparare con la mia pistola di ordinanza”. 

DIFESA. Ma per la difesa proprio questa affermazione è uno degli elementi probatori su cui cascherebbe l’asino perché, come ha detto anche dal banco dei teste lo stesso imputato, «ai sottufficiali di marina non vengono date armi quindi io non ho mai avuto una pistola». Non solo perché, al di là del fatto che l’uomo ha rigettato ogni singola accusa, l’avvocato difensore ha cercato di dimostrare come il reato di stalking proprio non sussistesse. Che nel giro di mesi i due si potessero trovare negli stessi luoghi era banale, visto che si tratta di due anconetani che, per anni, hanno frequentato la stessa città. Ma soprattutto quelle spycam nel bagno della moglie, mentre la coppia era in corso di separazione, non erano funzionanti tanto che «nessun teste ha mai confermato di aver visto immagini registrate». E poi sì, degli sms con qualche parola di troppo, ma la vittima andava senza problemi nella vecchia casa coniugale quando le faceva comodo, ci sono agli atti tanti altri sms e conversazioni in tono ironico, quasi cordiale. Tutto materiale che, per la difesa, confermerebbe come non ci si sarebbe mai trovati di fronte ad una vittima di stalking.

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