Il Tribunale avrà un nome, sarà intitolato a Vittorio Salmoni: vittima delle leggi razziali

Il Tribunale e le rispettive aule di udienza riceveranno dei nomi simbolo

Da sinistra Giovanni Spinosa e Pierpaolo Sediari

Non si chiamerà più Palazzo di Giustizia, o comunque non solo. Il Tribunale di Ancona dal 23 maggio avrà un nome e un cognome, quello di Vittorio Salmoni, magistrato vittima delle leggi razziali. Tra gli anni ’30 e ’40 Salmoni venne allontanato dalla sua professione e fu anche costretto a nascondersi dai rastrellamenti dei nazisti. La struttura prenderà il suo nome con una cerimonia ufficiale mentre le singole aule saranno dedicate alla memoria di storici avvocati o di chi ha sacrificato la propria vita nelle stragi di mafia e terrorismo. La Corte al piano terra si chiamerà dunque “Corte Falcone e Borsellino”, una delle porterà il nome della prima donna avvocato, Elisa Comani. La giornata del 23 maggio non è stata scelta a caso, è infatti l’anniversario della strage di Capaci e culminerà con uno spettacolo teatrale organizzato all'interno del Tribunale, dal titolo "Paragoghè" e dedicato proprio alla stagione delle stragi. Il programma è stato presentata in una conferenza dal Presidente del Tribunale Giovanni Spinosa, il vicesindaco Pierpaolo Sediari, il regista e drammaturgo Marco Baliani, il presidente dell’ordine forense Serenella Bachiocco e i vertici di Marche Teatro. 

La memoria e l’omaggio

Il primo pensiero di Spinosa è andato proprio a Vittorio Salmoni, il magistrato che a causa delle leggi razziali venne allontanato dalla professione fino al dopoguerra e fu persino costretto a nascondersi dai rastrellamenti dei nazisti: «Vogliamo che ci sia il ricordo di un uomo che ha subito l’onta di un evento così forte e drammatico» ha detto Spinosa, che ha poi passato la parola alla nipote di Salmoni: «Lo conosco solo dai racconti di papà e di zio e attraverso le lettere che tra gli anni ’30 e ’40 spediva loro - ha raccontato Giovanna Salmoni- erano lettere inviate ai figli caratterizzate da assoluto rigore, equilibrio, onestà intellettuale e soprattutto fiducia». Spinosa ha aggiunto che: «Una comunità esiste se esiste il Tribunale». La cerimonia di intitolazione inizierà alle 10 con la scoperta di una targa, poi sarà dato il nome a tutte le aule del Tribunale. Ecco dunque l’aula Elisa Comani, prima avvocatessa che nel 1920 difese proprio ad Ancona un soldato accusato di codardia dopo la rivolta di Villarey, e celebre per la frase: “Noi avvocate vinceremo solo se unite». Le altre aule porteranno i nomi dell’avvocato Arturo Vecchini e di chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia: Rosario Livatino, Mario Amato, Giorgio Ambrosoli, Fausto Angelucci, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Guido Galli, Peppino Impastato, Emanuela Loi, Umberto Morimile e Arturo Petrelli. «La cesura tra giurisdizione e comunità va separata e aver sentito i nomi citati significa che stiamo percorrendo un pezzo di storia d’Italia che ancora non è stata svelata del tutto – ha detto Pierpaolo Sediari- Questa iniziativa ha il piglio di voler essere presenti in quel pezzo di storia».

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Il Tribunale diventa teatro

Alle 15,30 ci sarà il dibattito sul tema “mafia e stragismo” che avrà come relatori magistrati del calibro di Giovanni Canzio, Francesco Del Bene, Fabio Repici e Nicola Gratteri. Alle 21 spazio all’arte, ma quella che vuole far riflettere. La corte del Tribunale si trasformerà in teatro da 300 posti dove 18 attori metteranno in scena “Paragoghè” (dal greco “depistaggio”, ideato e diretto dal drammaturgo Marco Baliani e prodotto da Marche Teatro. SI tratta di un viaggio tra diverse stragi che hanno colpito l’Italia: «Vogliamo toccare un nodo, cioè quello del come può accadere che degli esseri umani riescano a uccidere due volte- ha detto Baliani- si dice che l’orrore lo fanno gli esecutori delle stragi, ma non si pensa all’orrore di chi depista come chi mandava i pompieri a pulire le tracce prima ancora dell’arrivo di chi quelle tracce doveva esaminarle. Abbiamo avuto pentiti di mafia- conclude il regista- ma mai pentiti di Stato che siano venuti a dirci ‘quella storia è andata in questo modo’». Lo spettacolo sarà replicato anche le sere del 24 e 25 maggio.

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