24 ore in sup contro il cancro, è partita la sfida di Jacopo

La maratona in sup per sostenere la lotta contro il cancro è partita. Lo staff e i familiari di Jacopo Bugatti svelano i segreti del recordman

Jacopo Bugatti nelle acque di Portonovo

La sfida al male del secolo è partita alle 16 in punto di venerdì a largo della spiaggia Bonetti di Portonovo. Jacopo Bugatti pagaierà per 24 ore lungo l’anello di 20 km tra la Cava Davanzali, poco prima delle Due Sorelle, e il Passetto. Obiettivi? Due: Il primo è quello di richiamare l’attenzione per l’AIRC nella lotta al cancro: «D’estate la gente vuole essere leggera e se sente parlare del cancro scappa via. Fare una cosa che avvicina la gente al mare riportandola alla realtà del momento è importante» aveva spiegato l’atleta nella presentazione dell’evento. L’altro è battere il record di 122 km no-stop con cui nel 2014 l’anconetano aveva attraversato sempre in sup la distanza che divide le due sponde dell’ Adriatico. Velleità comprensibile per uno che lo sport ce l’ha nel sangue e che nel palmarès conta anche una partecipazione ai mondiali di ciclismo, specialità mountain bike, a Lugano nel 2003. 

Allo scoccare delle 16 Jacopo ha raggiunto il punto di partenza a largo della spiaggia. Tre, due, uno, via. La sfida, salvo complicazioni, terminerà alla stessa ora di sabato 4 luglio dopo aver percorso per circa 8 volte la distanza tra la Cava Davanzali e la boa allestita davanti alla spiaggia del Passetto. Per arrivare al primo giro di boa (GUARDA IL VIDEO) Jacopo ha impiegato 21 minuti con un moto ondoso non favorevole e un leggero vento da nord a complicare le cose. Staff, amici e familiari lo seguono da vicino per tutta la durata della sfida a bordo di “Mia” una Grand Soleil 37b da regata armata e condotta dall’amico Alessandro Nicosia e che ospita la famiglia dell’atleta: la moglie Giovanna, i figli Nicolò e Matilde in attesa dell’altro figli Marco che salirà a bordo sabato mattina. C’è poi il medico e compagno di avventure Roberto Moroni, il fisioterapista argentino David Rinaldoni e l’allenatore Marco Mencarelli. Sono stati loro, chi con il calore familiare e chi con le rispettive professionalità, a preparare il campione: «Questa impresa non è alla portata di tutti, serve un grosso fattore psicologico, e in questo Jacopo è un grandissimo atleta, oltre a delle qualità genetiche che lui ha. No, non basta solo avere il tempo per allenarsi- spiega il preparatore Marco Mencarelli- durante l’ultimo anno l’ho messo sotto torchio con un protocollo di CrossFit che in questo momento è il sistema di preparazione aspecifico più completo. Nella prima parte abbiamo strutturato un percorso di forza mantenendo un occhio sull’aspetto metabolico e a metà anno abbiamo aumentato il lavoro, ora siamo pronti a vedere cosa succede». A documentare il tutto, sul gommone "Bibo" c'è Stefania Cerusico, "Guendi" per gli amici. 

La parte fisioterapica è stata seguita da David Rinaldoni: «Aveva un piccolo problemino sulla schiena che abbiam orisolto, poi abbiamo basato tutto sulla prevenzione e ora è importante tutto il discorso alimentare- spiega David- consumerà circa 700 calorie ogni ora e dobbiamo fare una buona programmazione nutrizionale, Jacopo ogni 20-25 minuti o al massimo un’ora deve integrare con grassi, proteine e carboidrati». 140 km in sup è una mission impossible anche per chi ha lo stesso cognome e sangue di Jacopo? «Non ci penso nemmeno, non è un’impresa alla mia portata- dice Nicolò sorridendo- papà ha una resistenza incredibile che gli ha dato in passato la bicicletta, ha sempre amato gli sport di resistenza mentre a me piace più la velocità e l’adrenalina. Come fa? E’ cocciuto, segue la sua linea e nulla lo può distrarre». 

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