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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca

Guerra in Ucraina, nelle Marche i profughi sono 5mila: la macchina dell'accoglienza

Prevalentemente donne, bambini ed anziani che si aggiungono ai 1820 migranti presenti nei centri di accoglienza e 1084 nei centri SAI della regione

ANCONA - Le Marche hanno accolto 5000 profughi ucraini dall’ inizio del conflitto, per i quali è scattata una importante rete di accoglienza all’interno delle famiglie. Prevalentemente donne, bambini ed anziani che si aggiungono ai 1820 migranti presenti nei centri di accoglienza e 1084 nei centri SAI della regione.

I dati 

I dati sono stati diffusi dalla Cgil in vista della Giornata Internazionale del Rifugiato del 20 giugno, indetta dalle Nazioni Unite nel 1951 dopo la firma della Convenzione sui profughi da parte dell'Assemblea generale dell'Onu, documento che definisce chi è un profugo, quali sono i suoi diritti e gli obblighi legali degli Stati.

L'accoglienza

Numeri che attestano la percentuale di distribuzione dei migranti per la nostra regione al 3% (dati aggiornati al 30 maggio 2022 del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione). Accoglienza affidata a tanti operatori e operatrici all’interno dei centri di accoglienza, che in questi anni hanno svolto un lavoro qualificato e indispensabile, spesso non adeguatamente riconosciuto a livello professionale, e per niente facilitati dalle continue modifiche della normativa di riferimento, oggetto di un aspro confronto politico che ha determinato un quadro restrittivo dei diritti umani.

«L’indignazione contro tutti i conflitti e la solidarietà verso tutti i rifugiati deve muovere la nostra azione quotidiana e motivare i nostri sforzi, per creare una strutturata capacità di accoglienza ed una rete di soggetti territoriali che possa mettere a sistema le proprie specificità e competenze per realizzare concreti percorsi di integrazione – commenta Rossella Marinucci, segreteria regionale della Cgil Marche –. Chiediamo alla Regione  di promuovere un tavolo permanente di confronto e collaborazione fra soggetti istituzionali e sociali, organizzazioni sindacali e associazioni che si occupano di accoglienza, per essere sempre più in grado di rispondere alla complessità dei bisogni degli uomini e delle donne in fuga dai pericoli e dalle guerre».

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