Cronaca

Il pre-esame: quel supporto degli ex maturandi che cancella ansie e distanze

Una chiacchierata con gli studenti e il prof negli istanti che precedono l'esame di maturità 2021. A cancellare il ricordo di mesi di scuola a distanza ci pensano i compagni appena esaminati. Il mare? Può aspettare ancora qualche ora. Prima c'è l'amicizia

Maturandi al "Savoia"

Tornare a sedersi davanti ai docenti, non per seguire una lezione ma per essere valutati, crea una certa ansia. C’è chi non la nasconde, come Giacomo che alla domanda «Come stai?» si lascia andare un: «Muoio dentro». Chi ha appena finito, come Andrea, prova a tranquillizzare: «I docenti sono stati buoni, all’esame si arriva preparati». Una cosa però non manca sulle scalinate del liceo Savoia-Benincasa: la solidarietà del “gruppo classe”. «Aiutiamo la classe, cerchiamo in tutti i modo di supportare i compagni» dicono Niccolò e Davide, che l’esame l’hanno sostenuto ieri e alle 10 di questa mattina potevano essere al mare (GUARDA IL VIDEO). C’è anche chi, al primo anno di maturità, è tornato a sostenere vecchi amici nel ripasso pre-esame. Succedeva anche gli anni scorsi, è vero, ma quest’anno il significato è forse più forte dopo mesi trascorsi in Dad. 

L’esame

L’esame è particolare non solo per il periodo storico, ma anche per come è strutturato. Il candidato espone un elaborato relativo alla materia di indirizzo, avrà tra i 10 e i 15 minuti di tempo. Poi l’insegnante farà delle domande. Si passerà all’Italiano e al Latino, poi verrà mostrata una citazione o una formula: «Uno stimolo, un input, al quale il ragazzo dovrà collegare in modo interdisciplinare  le altre materie d’esame» spiega il professor Michele Gabbanelli, docente di Lingua e Letteratura Inglese al “Savoia-Benincasa” e collaboratore della dirigente Alessandra Rucci. Infine c’è la parte relativa all’alternanza scuola-lavoro, esperienza inevitabilmente limitata dalla pandemia. Niente scritto. «E’ un modo diverso di valutare, l’assenza delle prove scritte dà un taglio particolare ma un esame diverso non significa esame più facile- commenta Gabbanelli- forse è anzi il modo per sperimentare un paradigma di valutazione più consono alla modernità, anche nel dopo-pandemia». 

Gli sguardi

Gabbanelli ha guardato e guarderà i suoi ragazzi negli occhi: «Guardando in faccia i maturandi e chi ha terminato le lezioni, la sensazione è soddisfazione e felicità. Vediamo una luce in fondo al tunnel. La presenza è fondamentale- spiega il prof-la Dad è stata una scelta obbligata. Da un lato benvenuta, perché ci ha permesso di andare avanti con la preparazione, ma quando siamo tornati in presenza a singhiozzo la magia del rapporto docente-discente si riaccende inevitabilmente. Non significa che la tecnologia, che non significa necessariamente Dad, debba essere messa da parte». Consigli ai maturanti? «Essere sé stessi, professionali e dimostrare di aver acquisito competenze trasversali. Dall’altro lato, però, bisogna godersi il momento perché queste emozioni non torneranno». Giù un falso mito: anno difficile quindi “maglie” più larghe all’esame? «No- conclude Gabbanelli- sarà un esame a tutti gli effetti. E’ necessario prepararsi, anche psicologicamente, ma basta essere in pace con sé stessi e con la propria preparazione». 
 

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