Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Compravendite fittizie e usura, un indagato vicino alla 'Ndrangheta

L'aggravante del metodo mafioso, per la pubblica accusa, deriverebbe proprio dal legame di parentela e dalla vicinanza economica e finanziaria di uno degli indagati a persone collegate al clan calabrese denominato Franconieri

Un processo

Trasferimenti fraudolenti di denaro tramite finte compravendite e cessioni di beni immobili per far girare capitali. Ma anche prestiti con tassi fino al 400% a danno di imprenditori. Con l’aggravante che uno degli indagati avrebbe sempre tenuto rapporti economici con un uomo a sua volta collegato alla cosca della ‘Ndrangheta denominata Franconieri operante in Calabria. Ma, evidentemente, colelgata anche alle Marche. Soprattutto nelle provincie di Ancona e Pesaro. Almeno secondo l’inchiesta denominata "Aspromonte" e portata a termine nel luglio 2014 dalla Guardia di Finanza di Ancona che, al tempo, fece scattare 13 denunce e sequestri per circa 12 milioni di euro. E oggi il pm Rosario Lioniello ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 dei 15 imputati che devono rispondere, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori e usura, aggravate dalla contestazione dell'utilizzo del metodo mafioso. Il gup Paola Moscaroli deciderà all'udienza del 15 marzo prossimo.

Secondo le accuse ruotava tutto intorno a G. I, 58 anni originario di Melicucco (Reggio Calabria) e residente nel Pesarese. Sarebbe stato lui a creare una rete di Corrado Canafoglia-2aziende, intestandole a prestanome e creare così un giro di compravendite fittizie. Per non parlare dell’usura a danno di imprenditori anconetani e pesaresi. L'aggravante del metodo mafioso, per la pubblica accusa, deriverebbe proprio dal legame di parentela e vicinanza anche economica e finanziaria del 58enne a persone collegate al clan calabrese. Accuse respinte da tutti gli indagati e dall'avvocato Corrado Canafoglia (in foto), che sostiene la regolarità e tracciabilità delle operazioni, l'insussistenza delle ipotesi di usura e l'infondatezza del presunto collegamento tra il suo assistito e i gruppi di stampo mafioso.

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