La povertà vista dalla Caritas, boom di anconetani: arriva il market solidale dei vestiti

I dati sono stati resi noti durante la presentazione del dossier Caritas 2017. Non solo numeri, presto aprirà i battenti un nuovo mercato solidale

Un clochard in corso Mazzini

Un uomo senza fissa dimora ultraquarantenne che sceglie il capoluogo regionale perché è una delle città meglio servite con mense, dormitori, due studi medici e un emporio solidale. L’identikit della persona in difficoltà ad Ancona è stato tracciato ieri dalla Caritas in occasione della presentazione del dossier 2017. Sono 1.621 i bisognosi di assistenza che si rivolgono all’assistenza diocesana locale andando a comporre il 14,5% del dato regionale, secondo solo alla diocesi di Macerata (16,9%). Da dicembre avranno un servizio in più: si tratta di un centro di distribuzione di vestiti chiamato “Vesti il bene”. Sarà attivo nella sede Caritas di via Podesti e sarà fruibile con la stessa tessera a punti a disposizione di chi viene preso in carico dall’organismo pastorale. A presentare i numeri, insieme al neodirettore Simone Breccia (LEGGI L'INTERVISTA), sono stati gli operatori tra cui il responsabile dell’Osservatorio Regionale Caritas, Andrea Tondi: «Il 25% circa dell’utenza che abbiamo ad Ancona è composta da senza fissa dimora perché, non avendo un’abitazione, vanno nelle città meglio servite. Ancona ha vari servizi e quindi si, è una meta ambita».

I dati della povertà

Il 72% di chi chiede assistenza è straniero e le cittadinanze maggiormente rappresentate sono quella rumena, marocchina e tunisina. Occhio però anche agli italiani: «Sono incrementati dal 2014 in poi: allora eravamo al 12% e oggi siamo al 30%. Di quel 30% circa il 15% è anconetano» commenta Tondi sviscerando un dato in linea con l’andamento regionale. Le richieste di assistenza che vanno per la maggiore sono relative al servizio mensa e dormitorio, ma anche doccia e cure mediche assicurate in due ambulatori di cui uno specializzato in cure dentistiche. Forte anche la richiesta di accesso ai corsi di lingua italiana con 2.500 presenze all’anno nei corsi quotidiani. Se ad Ancona il numero di chi ha chiesto aiuto a uno degli 8 centri di ascolto è sceso di 118 unità rispetto al 2010, a Senigallia lo strappo è molto più ampio: in 7 anni la diocesi è passata da 2.275 a 993 sussidi.

Le storie

Dietro ai numeri ci sono le storie, come quella del 22enne della Guinea che dopo lo sfruttamento nei campi del sud Italia è arrivato nel capoluogo dorico con un amico e, dopo essere stato temporaneamente ospitato da una famiglia di Barcaglione, ha iniziato a studiare per diventare Operatore Socio Sanitario. Oppure quella, meno felice finora, di una 65enne anconetana invalida che ha vissuto gli ultimi anni accudendo la madre malata. La morte del genitore a settembre l’ha privata di qualsiasi punto di riferimento. E’ rimasta sola, senza amici e vive con la pensione di invalidità. La Caritas la sta aiutando insieme ai Servizi Sociali attivando una rete parrocchiale che la coinvolge in laboratori e iniziative. 

I numeri a livello Marche

Su scala regionale la Caritas ha riscontrato una diminuzione dei cittadini stranieri che si sono rivolti ai centri d’ascolto (863 in meno rispetto al 2009) e un aumento di italiani che, esauriti gli ammortizzatori sociali post crisi, sono caduti in disgrazia. Diversa anche la natura delle richieste: «Lo straniero ha un’età media di 40 anni e vede la Caritas come un semplice sportello per i servizi- ha detto Tondi- l’italiano invece si rivolge a noi quando raggiunge i 48 anni e si trova all’ultimo stadio. Allo slogan “Prima gli italiani” rispondiamo con “Italiani prima”, nel senso che li invitiamo a venire da noi quando la situazione non è ancora incancrenita». Alla presentazione del dossier sono intervenuti anche l’Arcivescovo di Ancona, Angelo Spina: «Quando l’economia persegue l’accumulo scarta l’uomo e lo mette ai margini. Altri uomini, come quelli della Caritas e della Chiesa, leggono quel disagio e se ne fanno carico». Presenti, tra gli altri, anche il presidente del Consiglio Regionale Antonio Mastrovincenzo: «L’impegno costante sul tema della povertà deve essere al centro dell’attività istituzionale» e l’economista Marco Marcatili: «Dal 2014 nelle Marche è cambiato il mondo- ha osservato l’esperto-Tra persone che sono andate via, scarsa capacità di produrre ricchezza e occupazione c’è stato un mutamento che ha fatto somigliare questa regione a una del sud. La regione ha continuato a produrre in un’economia di eccellenza ma in settori che non hanno mercato. Il futuro? Un sistema produttivo coeso, politiche capaci di attirare di nuovo professionalità importanti e infrastrutture sociali». 

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